Bologna anno zero
Massimo Cocchi

Finalmente siamo ripartiti!. E, dopo un mese di amichevoli e di parole, era decisamente l’ora. Sarà il campionato del dopo-Atene (il movimento saprà sfruttare l’effetto argento della nazionale?) e sarà il primo campionato in pay-tv (saprà Sky trattare il prodotto in maniera più decorosa di quanto non abbia fatto la Rai?). Questo, tanto per intenderci, per chiarire un concetto; o, chi di dovere in Lega, Federazione e tv, riesce a far decollare in questa stagione il prodotto basket o mai più si ripresenteranno occasioni simili. A Bologna, nel loro piccolo, hanno cercato di fare le cose per bene. In casa Fortitudo è proseguita l’opera di contenimento di costi senza rinunciare alla qualità. Partiti Delfino, attratto dalle sirene Nba e Van den Spiegel, sono arrivati Bagaric, giovane centro di grande fisico ma da scoprire ad alto livello, Cotani, altro baby che a Livorno ha fatto vedere buone cose ed atteso all’esplosione definitiva, Rancik, altra ala di grande potenzialità, ma sino ad ora frenato da un carattere fragile ed infine Douglas, un tiratore con punti nelle mani che nelle intenzioni dovrebbe dare più continuità di Guyton. La filosofia è la stessa dell’anno passato, giocatori intercambiabili, grande ritmo e 10 giocatori di pari livello in grado di mantenere alta l’intensità di gioco. L’anno scorso la squadra ha dato il massimo, per evitare di collezionare finali e vincere finalmente qualcosa occorrerà: 1) che Douglas mantenga le cifre con cui si è presentato a Bologna, 2) che Mancinelli e Belinelli sappiano far esplodere pienamente il loro potenziale esplosivo, 3) che Bagaric sappia dare quella potenza sottocanestro che la fragilità di Vds ha dato solo a tratti l’anno passato, 4) che l’allenatore sappia essere, oltre a uomo di palestra, anche uomo di campo in grado di cambiare in corsa le situazioni più complicate. Tanti interrogativi, troppi forse per sperare in qualcosa quest’anno ma a media scadenza quella biancoblù è la squadra più futuribile. A Cantù si è partiti male ma occorre dare tempo a Repesa per mettere insieme i pezzi del puzzle. In Virtus quest’anno hanno fatto le cose con criterio. Non più un ammasso di giocatori messi insieme senza un filo logico ma una squadra costruita in base a determinate esigenze richieste dalla categoria. Consolini ha voluto una batteria ali-centro da battaglia. Insieme a quelli dei confermati Podestà e Pelussi, i chili di Davison e Casoli garantiscono un potenziale di lusso per la categoria mentre a Brewer e Guyton spetterà il compito di aprire le difese per permettere alla corazzata bianconera di sfondare sottocanestro. La partenza con Rieti è stata esplosiva ed ha riassunto ciò che la Virtus dovrà fare quest’anno, tanta difesa perché i punti nelle mani non sono tanti e grande pressione nell’area colorata. Unico punto interrogativo, una rotazione di esterni ridotta e la mancanza di un uomo vincente per la categoria. Ma, siamo chiari, questo campionato la Virtus non può esimersi dal vincerlo.

 

 

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