LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Sul voto: niente confusioni
Chi mi legge, naturalmente, possiede le proprie convinzioni politiche e, probabilmente, ha già scelto per chi votare. Vorrei rivolgermi a chi condivide, grosso modo, le mie convinzioni. Mi conoscete: io sto con il Pd. Pur con i limiti che sono evidenti, la nascita del PD ha rappresentato l’unico, e consistente, passo avanti nella riforma della politica e del sistema della rappresentanza. E’ curioso che dopo anni di “battaglie” contro la casta che blocca l’Italia l’opinione dei giornali dei grandi gruppi industriali sia così parsimoniosa nel riconoscere che qualcosa è cambiato. Grazie al Pd si sono avviati processi di ristrutturazione anche in forze opposte o non vicine. Bisogna andare avanti. Il PD deve poter proseguire la propria iniziativa di rinnovamento. Ogni voto serve, perché sono esattamente i voti al PD che verranno contati. Probabilmente assai più del numero dei seggi, a meno che - ma non è la nostra previsione, francamente, e nemmeno il nostro augurio - tutto si concluda con scarti così minimi da bloccare la vita parlamentare. Per questo motivo non ci convince ed anzi ci inquieta la “campagna” per il voto disgiunto, PD alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato. Comprendiamo chi l’annuncia come proiezione di un proprio convincimento e posizionamento politico, Zani, forse Pasquino. Ci sorprende ritrovare l’argomento anche in settori, non vastissimi ma esistenti, che hanno fatto dell’Ulivo e del PD il proprio, storico, progetto. A me interessano molto gli umori di quello che si potrebbe chiamare “ulivismo critico”. Condivido la volontà di non chiudere le porte al problema, che si riproporrà, di ripensare alleanze e coalizione. Non crediamo ad una autosufficienza ideologica del PD. Pensiamo, ci ostiniamo a pensare alla possibilità di tendere ponti, non diplomatici, ma basati su reale innovazione del patrimonio politico della parte democratica e della Sinistra, in Italia ed in Europa. Ma per farlo non serviranno tanto mediazioni e strizzate d’occhio. Serve, fin d’ora, chiarezza e più forza al nuovo. Credo che anche i lettori che voteranno per altri partiti apprezzeranno, in un momento così confuso, la chiarezza. Per questo preferisco un voto senza confusioni, “intero” al mio partito, proprio perché la sua forza sia garanzia, se possibile, di una affermazione, che anch’essa -attenzione- non potrebbe a ben considerare, significare autosufficienza. Se così non sarà il PD avrà comunque una responsabilità centrale per la tenuta della democrazia, fondata non tanto su trincee di difesa ma su temi e prospettive di cambiamento. Votare il Pd fa cambiare il nostro paese. Cambiare anche la politica di altre sinistre. E votare il Pd fa cambiare il PD. Incoraggia al rinnovamento, inquieta tutto il vino vecchio, ancora ben chiuso nel vecchio otre.

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DAVIDE FERRARI