LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Il "Valentino" di Bologna.C'era un castello, nel bosco, sul fiume, in via Murri

Se passate in via Murri, più o meno allo Sterlino, di fronte ad una notissima gelateria il cui nome ricorda uno dei Poli terrestri, potete notare un piccolo vialetto, che segue la numerazione e un grande palazzo, moderno, che rimane un poco all'interno della via, con qualche albero attorno.
E' quel che resta di uno dei più caratteristici luoghi della prima periferia bolognese, purtroppo del tutto perduto.
Si tratta del "Castello Dallolio" e delle case che questa antica famiglia aveva fatte costruire lungo il corso della Fossa Cavallina.
Il fiumicello è oggi un tratto fognario chiuso.
Il vialetto ne segue il corso e giunge alle case rimaste del quartiere Dallolio, le meno nobili.
Il "castelletto", così veniva chiamato, è stato raso al suolo da una iniziativa edilizia che ha portato, una ventina di anni fa, alla costruzione del palazzo di cui sopra.
Il castello era in verità recente, una buffa ma bellissima realizzazione dell'età di Alfonso Rubbiani, quando Bologna si riempì di palazzi incantanti finto-medievali e di palazzine liberty.
Una torretta lo completava, merlata da una decorazione color mattone, quasi un pizzo.
La volta del portico che ne riempiva parte della facciata era affrescata a colori vivaci, con il disegno di una fantasia marinara.
I Dallolio vantavano fra gli avi anche la grande figura della beata Elena Duglioli, il cui corpo "incorrotto" riposa in S. Giovanni in Monte, vicino a quella via Cartoleria dove erano le case origionarie della famiglia.
Elena rimarrà nella storia di Bologna, oltre il suo secolo, il cinquecento, perchè "sponsor" della S.Cecilia di Raffaello, l'unica opera del maestro conservata in città.
Il "castelletto" era dunque moderno, un falso d'epoca, ma com' era curioso e gradevole.
Lo ricordo benissimo.
Quando era già ridotto a rudere da proprietari incuranti, succedutisi alla famiglia Dallolio, ho giocato alle sue pendici ed anche nelle sue cantine, nella mia infanzia, negli anni sessanta.
Attorno vi era stato un vero e proprio parco fluviale, con alberi di alto fusto.
insomma era un piccolissimo "castello del Valentino", la Reggia finta costruita dai Savoia sul Po a Torino.
Tutto o quasi, ai miei tempi, era stato abbattutto per far posto ad un cinema, al chiuso ed all'aperto, di mediocre fama: "il Mignon".
La torretta aveva all'interno una scala a chiocciola ripidissima e consunta: l'aspetto era romantico ma chariva l'inabitabilità.
Eppure, ripeto, fino a pochi decenni prima era stato uno dei più bei frutti di quella stagione, la fine ottocento, nella quale una sfrenata borghesia affaristica e un patriziato rinvigorito dai successi di Bologna come capitale ferroviaria del nuovo Regno unitario d'Italia, aveva preso ad investire in palazzi e palazzotti che dessero gloria e suscitassero stupore.
Il cattivo gusto era forte, ma l'insolito, il bizzarro, in un ambiente urbano, con il passare degli anni, fa sempre agio su ogni considerazione estetica "purista".
Il castello era bello, nel verde, era una gemma della Bologna di Re Umberto e di Re Vittorio.
Non c'è più nulla.
Lo scempio è stato totale e risolutore.
Parlo del Castello nel parco di via Murri perchè se ne tragga una lezione.
Altre cose belle rimangono, fatte in età moderna, ma la speculazione le insegue e la sovrintendenza alle "belle arti" non le tutela, credo, a sufficienza.
Troverò una foto che la Cassa di risparmio conserva di questo "Valentino" di Bologna e capirete.
capirete quanto abbiamo perduto.
Mia nonna pianse il giorno dell'ultimo abbattimento, era una Dallolio-lo confesso.
Capirete perchè ci vorrebbero sempre delle forbici in movimento per tagliare le unghie agli speculatori.

Parliamone, scrivetemi all'indirizzo
davideferrari@yahoo.com

Direttore de "La Casa dei pensieri"
Consigliere comunale di Bologna
www.davideferrari.net

DAVIDE FERRARI