LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Bologna. Si convochi l’Unione
Sono giorni difficili, ed anche un po’ confusi, sulla scena politica bolognese. Si parla molto, anzi insopportabilmente troppo. Molto si litiga, nel centrosinistra, moltissimo si sentenzia sull’incompatibilità fra “sinistra radicale” e Ulivo, fra Rifondazione e governo cittadino. Proviamo a mettere in ordine le priorità, e, in conclusione, ad azzardare una proposta. In primo luogo tutte le forze dell’Unione sono, in tutta Italia, moralmente e politicamente impegnate a fare quanto i cittadini che le hanno votate loro comandano: sostenere per cinque anni la necessaria opera di Romano Prodi. Non sarà facile. Ognuno, i più radicali, ma non solo, dovrà cedere qualcosa. Ma tant’è: non ci sono alternative. Se Bologna vuole essere un laboratorio di caratura nazionale deve contribuire a dimostrare che l’Unione sta in piedi, che l’unità è possibile e operosa. Non c’è nessun altro ruolo nazionale, concreto e utile, che qui si puo’ svolgere. Secondo punto: le priorità cittadine. Il piano degli alloggi popolari, le misure innovative per la mobilità sono due esempi: stiamo governando. Bene. Quanti a Bologna lo sanno? Non è colpa solo dell’informazione. Il piccolo mondo politico cittadino parla di tutt’altro che di ciò che di buono, ed è molto, la giunta sta facendo, e così allegramente sega il ramo sul quale sta seduto. Bisogna ripartire dal concreto della cittìà. Senza perdere tempo e fiato su altro. Queste le priorità. Comprendo, tuttavia, che non si può eludere un nodo che davvero inquieta. I gruppi dirigenti dei partiti sono in grado di ritrasformarsi in classe dirigente reale, fattiva, in dialogo con la società cittadina, comprendendone i problemi, rimettendosi in gioco? Quando penso all’insensibilità perdurante sul tema della sicurezza, alla salvaguardia degli spazi urbani comuni, o al voto di alcuni partiti, negativo, all’inevitabile - nelle condizioni date - allargamento della fiera, divento propenso a rispondere di no. No. Siamo ancora al di là del guado. Non sappiamo se lo varcheremo insieme. Ma, ecco il punto. Qual’è il ruolo delle forze maggiori? Se davvero riposa in esse tutta la forza di una capacità di governo sedimentata a Bologna in generazioni di esperienza, sta a loro prendere l’ iniziativa. Bisogna fare i “pompieri”, anzi come qualcuno ebbe a dire a suo tempo, “una intera casema di pompieri” quando serve, per evitare risse e baruffe “chiozzotte”. Ma non solo e non tanto. Porre con coraggio i nodi irrisolti, all’interno della coalizione, vuol dire fare proposte, ridare fiato alla partecipazione, stare a Palazzo vivi e attivi e uscire da Palazzo assai di più. Non aizzarsi nel litigio. Considero con preoccupazione la nota così critica scritta dalle associazioni della rete “Unirsi”. Bisogna loro rispondere con i fatti che siamo impegnati, che i partiti dell’Unione stanno sostenendo il governo e vogliono farlo con i cittadini. In conclusione: serve, direi quasi di mese in mese, una agenda condivisa, proposta dalla giunta e sostenuta consapevolmente dalla maggioranza, portata al confronto con la società civile nei suoi punti discriminanti. Questo serve e vale più di qualsiasi verifica politica, magari avviata nei fumi della polemica ideologica. Ci sarà, di fronte ad un agenda di governo, chi vuole tutt’altro e pretende di rappresentare frange più estreme e non chi invece lo ha votato? Se così sarà, quantomeno sarà davvero limitabile, un caso politico, non una intera parte della coalizione. Ecco allora la proposta a Bologna. Si convochi l’Unione. Presto, dopo aver verificato, con impegno e esplicita dichiarazione di intenti, una precondizione che permetta di non ripetere il già visto, la lite e le accuse. La si convochi, prima nei responsabili, poi, rapidamente, con le associazioni, su una scaletta concordata di punti per governare. E’ poco, si comprende, eppure sembra già tantissimo. Proprio esser giunti al punto che sembri difficile fare ciò che dovrebbe essere la norma, dimostra che non c’è da aspettare oltre per reincamminarsi su questa strada. Alle volte è retorico il ricordarlo, ma è proprio così: governare insieme, tutta la coalizione, e governare con la massima partecipazione, questo è quello che abbiamo promesso nel 2004, è ciò per il quale siamo stati votati. Non abbiamo il mandato democratico per fare nulla di diverso.
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DAVIDE FERRARI