Ulivo.
Da Bologna un invito al confronto. Da sinistra
C’è forse un segnale di novità, viene da Bologna,
dall’ Emilia-Romagna. Un centinaio di uomini e donne del “mondo
della sinistra” hanno voluto prendere la parola, per indicare
l’importanza di confrontarsi con il cantiere del “partito
dell’Ulivo”. La nostra provenienza è differente:
intellettuali e soprattutto persone impegnate nei movimenti, molti senza
tessere, ma anche molti militanti Ds, alcuni impegnati in aree della
sinistra, compagni che hanno dissentito o ancora dissentono su questo
progetto, ma anche altri di diversa posizione. Vogliamo tutti insieme
esprimere una volontà di apertura, di dialogo, non dimettendo
gli argomenti difficili, dalla concezione della laicità alla
questione sociale alla forma partito. Il progetto di un “partito
dell’Ulivo” è un terreno di confronto comunque decisivo,
al quale non vogliamo sfuggire. Ci siamo voluti riferire a quelle culture
ed espressioni politiche che possono essere chiamate “le Sinistre”
dei movimenti riformatori. Sappiamo bene che non servono etichette ma
prese di posizione concrete. Tuttavia quelle sensibilità ed esperienze
esistano e devono essere interpretate. Vogliamo essere in sintonia con
quella giusta opinione presente nei movimenti della Società civile
che chiede, insieme, di stare nel processo unitario e di portarvi contenuti
più forti e caratterizzati. Basti pensare a tanti fra coloro
che hanno animato il movimento che ha vinto la battaglia per la salvezza
della Costituzione, alla sua capacità di tenere assieme uno spirito
non minoritario con il richiamo a valori forti ed ad una pratica intransigente
sui contenuti di democrazia. Non si tratta però di esportare
nel nuovo più grande contenitore “democratico” le
cellette delle “sinistre” presenti ora nei contenitori separati
o di federarle. Bisogna tentare qualcosa di molto più significativo.
Cercare di essere lievito e reagente perché le grandi culture
della democrazia siano interpellate a riproporsi, a riformularsi, nella
nuova forza. Siamo convinti che Il nuovo partito non deve nascere “contro”
la storia dei grandi movimenti riformatori e certamente non contro la
Sinistra italiana. Il nuovo non andrà in otri vecchi, ma non
c’è nulla di più vecchio di tante giaculatorie sulla
priorità del mercato e sulla riduzione della politica e delle
protezioni sociali. Ci vuole un grande innalzamento della qualità
del dibattito e della proposta. E’ questa la nostra convinzione
più forte. Pensiamo ad una missione alta dell’Ulivo. Nei
grandi riferimenti ideali, che devono avere rilevanza politica non essere
ridotti a pura tavola di valori. Così la libertà, la laicità,
e l’eguaglianza, la solidarietà, lo sviluppo umano. La
prova del governo è dura. Serve una forte capacità di
coinvolgere ed allargare il consenso. E allora bisogna chiarire sempre
per che cosa si governa. Per questi motivi è necessario promuovere
un vero processo costituente. Perché non cominciamo con i prossimi
congressi dei partiti dell’Ulivo? Saranno congressi su una scelta
ma chiediamo vivano una stagione di dibattiti aperti e programmatici,
una grande iniziativa di partecipazione, dove contino percorsi di genere
e di generazione, del territorio e delle competenze. In sostanza: non
abbiamo voluto “farci da parte”. Chi ritiene di riferirsi
ad idealità più forti, ad un impegno politico e civile
più intenso deve portare un contributo a questo confronto, anzi
richiederlo, esigerlo. L’Ulivo ha bisogno di coscienze vigili.
Bisogna esserci, come abbiamo cercato di dire :”provare a dare
una politica alle culture della dignità umana, per un futuro
possibile, un mondo respirabile, il diritto a valere quel che si vale”.
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DAVIDE FERRARI