Per una
città senza terrorismo
Un appello alla Bologna che studia,educa, crea. Il titolo di oggi è
impegnativo. E’ una invocazione dolorosa. A Bologna la lunga scia
degli atti di terrore sembra non finire mai. Abbiamo ricordato, il 2
Agosto, l’orrenda strage della stazione, mentre si teme possa
riaprirsi l’infinito balletto giudiziario su alcuni dei presunti
responsabili. Abbiamo il vivo ricordo dell’assassinio del Professor
Biagi, un uomo innocente, raggiunto da un commando di spietati. In questi
giorni, proprio nel periodo nel quale, come ogni anno ricordiamo i carabinieri
assassinati dai Fratelli Savi, poliziotti deviati e belve umane, si
è snodato, e ancora si allunga, un incredibile filare di minacciose
violenze, per fortuna senza conseguenze sanguinose, contro Romano Prodi
e la sua casa. E da Bologna si sono inviate per posta lettere di terrore
all’Europa intera, a chi ne rappresenta l’Istituzione, e
quindi l’autonomia e la libertà. Sono lieto che tutto il
Consiglio comunale abbia raccolto l’invito che, con altri consiglieri
dell’opposizione, abbiamo rivolto a sottoscrivere e votare un
ordine del giorno di solidarietà e di richiesta di vigilanza.
Sono convinto che contro ogni terrorismo è necessario fare tante
cose e su piani differenti. Certamente è necessaria maggiore
prevenzione ed uno sviluppo della capacità di scoprire i colpevoli
e assicurarli alla giustizia. Ma è necessario anche riprendere,
con coraggio, l’azione morale e culturale per isolare le fonti
del terrorismo. Rivolgo una proposta alla nostra città. Bologna
è sede di una grande Università- chi non lo sa?- ed anche
di un grande numero di scuole e di istituzioni culturali. Così
sono una miriade le associazioni ed i centri di animazione e ricerca
culturale, le sedi di spettacolo ed altre ancora. Propongo che, ognuno
con i suoi linguaggi e le sue responsabilità, tutte le realtà
culturali ed educative di Bologna decidano di svolgere, anche raccordandosi
e costruendo assieme un visibile itinerario, un percorso di apprendimento
e dibattito sulle radici del terrorismo, le ideologie della violenza,
le logiche che vi possono condurre. Sono molte le radici, sarà
necessario discuterne molto seriamente, ma il vero punto di partenza
mi sembra essere il decisionismo che smarrisce ogni limite. ”Io,
singolo o gruppo, persino Io comunità, Io stato - anche questo
succede- decido di forzare i tempi e le persone a mio piacimento, a
mio volere, senza calcolare il peso di alcuna conseguenza, nemmeno la
più grave”. Qui è l’origine. La politica è
l’opposto. Giungere alla necessità della politica dopo
avere indagato le cultura del terrore, averle affrontate a viso aperto,
non solo con le armi della repressione o della retorica, sarà
un importante risultato. Lo sarà, sono convinto, per i tanti,
uomini e donne, nostri cittadini, che vorranno partecipare alle tappe
di riflessione che saranno loro proposte. Penso in particolare ai giovanissimi.
Sono fiducioso che proprio nei più giovani stia maturando una
forte voglia di vita e di futuro, contro guerre e terrorismi. Ma il
nemico, il fascino del dominare, la scorciatoia che promette potere
è sempre capace dia attirare, di avere le luci puntate su di
se’, di avere “immagine” di “affascinare”.
Le ragioni della vita vera, della partecipazione, della famiglia, dell’associazione
fra le persone restano nell’ombra difficile del quotidiano. C’è
molto da fare per riportarle alla luce, ad essere scelte. Abbiamo, nella
storia recente della vita culturale di Bologna due positivi esempi di
percorsi coinvolgenti e ampi, su temi di importanza fondativa per la
nostra vita civile. Li ricordo: le stagioni delle “Lezioni di
pace” che si svolgevano negli anni ’80 attorno alla data
del 21 marzo, animate da Giovanni Catti e Gloria Chilanti Campos Venuti
e, proprio nello scorso anno, la collana di dibattiti sulla Costituzione
promossa dalla Associazione “La Bottega dell’elefante”
e dal ”Gramsci”. Si può riflettere su questi ed altri
esempi e mettersi in movimento, di idee e di fatti. Chiedo un contributo
alla Bologna che studia, educa, crea. Sono convinto che verrà.
Cosa ne pensate?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI