La storia
a 4 colori? Meglio di no!
Insieme alle notizie sui balli delle nobili debuttanti, e dai rotocalchi
che le pubblicano, insieme alle ultime scoperte sull’intelligenza
dei delfini, ed alle magazines che le riportano, sembra che a dominare
le edicole, a soggiogare l’interesse dei lettori, siano i periodici
di storia. Quelli di larga divulgazione. Ne ho comprato qualcuno, non
so nemmeno io il perché. Forse ero attratto da richiami di copertina
che promettono di svelare tutto sugli antichi liguri, oppure sul mistero
degli occhi azzurri dei normanni siciliani. Queste ed altre mirabolanti
promesse (svelare i misteri delle mappe dei Nazca, chiarire finalmente
di che colore era il pantalone d’ordinanza degli Zuavi…)
sono il fuoco dell’interesse relazionale di questi storiografi
ad alta tiratura. Si tratta di una sorta di gazzette del nostro passato,
in quadricromia, dove, su carta, rivive l’orizzonte intellettuale
televisivo di Alberto Angela. Un’orizzonte, per la verità,
non più vasto della cupola in plexiglass del povero Truman-Jim
Carrey. Sfogliamo. Lo sapevate? Duemila anni prima di Pompei una gigantesca
eruzione colpì i napoletani dell’epoca. Una rivista ci
chiarisce, però, che non si fecero quasi niente. Scapparono a
gambe levate, ci rassicura il cronista. Infatti, come da fotografia
annessa, sono state rintracciate numerose orme di “piedoni”
in fuga, fissate per sempre nella lava poi solidificatasi. Poiché
siamo tranquilli sulla loro sorte, a leggere la gazzetta, si vede che
scapparono saltellando. Sfogliamo ancora. Una grande inchiesta sul ’68
si snoda fra dozzine di fotografie d’epoca. Ma quale epoca? Si
scrive del trucco delle ragazze e, a illustrare, si appioppa una foto
di Mina del ’75. Si ricordano le messe beat e la fotografia ci
mostra i papa-boys di Wojtyla. E così continuando. Di operai
ne vediamo pochini, e mentre ci si informa che “anche i comunisti
erano contro i rapporti prematrimoniali” largheggiano foto “di
colore”: pubblicità, fotogrammi di Carosello, cover di
45 giri. Qualcosa impariamo. La Carrà, già presente, deve
proprio avere più anni di Nosferatu. D’altra parte, a corredo
di un’articolo che ci insegna come i cavernicoli preferissero
le bionde, compare l’indimenticabile, ma ahimè più
recente, Senta Berger di “Quando le donne avevano la coda”.
Insomma, tutto fa brodo. E il brodo costa. Si va, in vecchie lirette,
dalle seimila alle quindicimila a rivista. Conclusione. Genitori, se
avete la fregola di studiare la storia fatelo sui libri di scuola dei
vostri figli. Ragazzi: comprate i manga che ci guadagnate.
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DAVIDE FERRARI