LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Una stazione per vivere la città
E’ la cosa più importante di Bologna. Cosa? L’essere al centro di quasi tutti i “cammini” d’Italia, essere un nodo strategico delle comunicazioni. Per questo motivo la nostra città è nata e per questo motivo può restare importante, in Italia ed in Europa, se si aggiorna, se si mette “a giorno”, cioè si fa più luminosa, bella e vivibile. Il punto di Bologna dove il suo essere centro di trasporti, viaggi, arrivi e partenze è, naturalmente, la grande Stazione ferroviaria. Grande ma imbruttita, dagli anni e dall’uso. Sono quasi quaranta anni che le menti più avvedute della città, cito l’indimenticato Umbro Lorenzini, cominciarono a pensare la Stazione come nuovo centro, oltre Piazza Maggiore, di una città più grande, come si sarebbe poi detto “Metropolitana”. Negli anni ’90 il Sindaco Vitali ebbe una idea secondo noi ottima. Commissionare ad un grande architetto, l’iberico Ricardo Bofill, un progetto capace di realizzare l’ammodernamento della stazione, il suo divenire incrocio delle grandi linee ferroviarie ma anche di nuovi trasporti pubblici urbani. L’idea di fondo era superare la frattura che oggi le linee dei binari determinano fra Centro e periferie, fare della stazione un nuovo centro, sì, ma anche un ponte per rendere bella tutta la città, allargare l’effetto urbano, nelle relazioni, nei contatti, nelle opportunità a tutto il suo territorio. Bofill disegnò varie proposte, ma, nel febbraio del ’97, un referendum nel quale non votò quasi nessuno fu sufficiente ad affossare ogni possibilità di realizzazione. Guazzaloca ha potuto, anche per questo motivo, cambiare rotta ma dirigendosi verso lidi molto discutibili. Aveva promesso di valorizzare la stazione storica e di fare un Concorso internazionale per un nuovo progetto. Le Ex Ferrovie dello Stato avrebbero dovuto finanziare la nuova Stazione di Bologna. Ebbene, dirottando l’interesse sulla Metropolitana, Guazzaloca ha in realtà rinunciato, a nome di Bologna, a molte delle risorse di Trenitalia per fare nuova la Stazione. E’ stato questo il succo dell’accordo fra Cimoli, Presidente delle Ferrovie ed il Sindaco, il cosidetto Lodo, del 2002. Oggi che sappiamo qualcosa di più dei limiti della Metropolitana dalle “gambe corte” voluta dalla Giunta (solo 5,8 Km, infinite centinaia di miliardi - in vecchie lire - per costruirla e non si sa quanti per tenerla aperta) possiamo comprendere meglio la gravità della rinuncia ad una nuova stazione. Sono passati altri cinque anni, dal ’99, e la vecchia, cara, ma assai malridotta “Gare” è ancora lì, tale e quale, non è stato fatto nulla. Ancora i disabili sono costretti a raggiungere i binari in orribili montacarichi, ancora gli anziani scivolano su scale consunte, ancora il traffico si addensa in una piazza occupata dall’ingorgo e dalla malavita. Insomma, non va. L’Amministrazione Comunale dice che è colpa di Trenitalia e che non può far nulla. Trenitalia è al coperto dal Lodo Cimoli-Guazzaloca. I cittadini, coloro che transitano per Bologna, pagano le conseguenze. Cosa si può fare? Innanzitutto tre cose: A) stilare un elenco di cose prioritarie da fare e realizzarle subito, in un concorso fra città e Ferrovie, in pochi mesi, da una radicale pulizia ad un’attrezzatura per disabili e anziani che sia decente. B) riprendere il cammino per fare una nuova stazione moderna, magari questa volta affidando il progetto ad Architetti del luogo, per evitare rimbalzi. C) Fare un piano di accoglienza e di informazione, sulla città e per la città. Sogno grandi pannelli e uffici accoglienti sempre aperti, con computer e Hostess perchè chi arriva in città possa sapere tutto, fin nella Stazione, su cosa Bologna gli può offrire. Poco, quel che è più necessario, subito. Il resto il più presto possibile. E’ la cosa più importante, siete d’accordo?
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DAVIDE FERRARI