Sposiamoci
in Comune. In Liberty
Premessa numero 1
Ho ricevuto qualche tempo fa l’invito ad una bella mostra del
Comune di Bologna sul Liberty. Lo stile floreale, nella nostra città,
ha avuto una sua storia peculiare. Dall’architettura fino ai pizzi
ed al ricamo. Sì, Bologna è stata famosa per i ricamini
all’uncinetto stile “Arts and craft”. Quand’ero
bambino mia nonna mi parlava della sua prima giovinezza quando le capitò
di mescolarsi, nei primi anni del secolo, fra le tante ragazzine bolognesi
che facevano “le stelle all’Aemilia ars”. L’Aemilia
ars è stata notissima in città, ha prodotto per quasi
cent’anni manufatti artistici per la casa di straordinario valore,
tutti ispirati all’Art noveau.
Premessa numero 2
In Palazzo D’Accursio, la sede del Comune di Bologna, sempre più
cittadini scelgono di celebrare il loro matrimonio. Sia che si tratti
di un matrimonio laico sia che si tratti della ratifica di un “nozzo”
religioso. Guazzaloca ha preferito occupare, per le riunioni della sua
Giunta la tradizionale e bella Sala Rossa. I matrimoni sono così
stati relegati in un altro ambiente, non certo orribile, ma certamente
meno evocativo, in prossimità della prima rampa dello scalone
“dei Cavalli”. Peccato perché i matrimoni lì
sono molto frequenti e sembra impossibile che non si possa trovare una
sistemazione adeguata.
Sintesi
Cosa c’entra il Liberty con il problema di una sala per i matrimoni
in Comune? E’ presto detto. Proprio il depliant di cui ho fatto
cenno all’inizio mi ha ricordato che già esisteva, all’inizio
del secolo una straordinaria sala celebrativa destinata al registro
dei matrimoni. Ancora esiste. Al piano terreno nel voltone dei “servizi
demografici”. Progettata dall’Architetto Casanova, nel 1901,
è ancora, vi garantisco, una splendida gemma del Palazzo. Non
molto grande, in verità, e ora occupata da l’ufficio di
una nota e stimatissima dirigente dell’amministrazione. Subito
entrando una festa di toni verdi accoglie il visitatore. Figure di giovinetti
ricordano il destino della prolificità. I fregi sono qua e là
da restaurare, ma l’impressione complessiva è ancora quella
di un bellissimo “tutto occupato” di colori, segni, ripetizioni
ideogrammatiche di florealità. In sostanza: è bellissima.
Perché non proporre allora di restaurarla all’uso civile.
Perlomeno, per l’attimo della foto ricordo, per una sorta di momento
di ricevimento dell’amministrazione agli sposi, dopo il rito.
Aggiungo soltanto che ho avvisato di questa mia proposta la gentile
ospite attuale. In questo giornale non possiamo mostrarvi le immagini
ma chi volesse le può richiedere in Comune o cercare su Internet.
Cosa ne pensate?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI