Solidarietà
alla Palestina senza violenza
(L’intervento di Davide Ferrari, nel Consiglio comunale di Bologna,
di Lunedì 20 Novembre, tratto dal resoconto stenografico)
Consigliere FERRARI:
Grazie, signor Presidente,
noi dobbiamo considerare due problemi che abbiamo di fronte. Il primo
è quello che deve riguardare tutto questo Consiglio - e prego
davvero di ponderare questa esigenza, prego ogni Consigliere, ogni Consigliera,
a qualunque Gruppo esso appartenga e qualunque siano le espressioni
di dissenso già espresse anche oggi - di esprimere comunque il
consenso a quel punto che l’ordine del giorno certamente indica:
la condanna senza alcun distinguo o esitazione degli atti gravissimi
che sono stati compiuti nella manifestazione di Roma. Questo è
un nostro preciso dovere istituzionale e quindi considero l’ordine
del giorno che ci viene presentato un ordine del giorno istituzionale,
e da questo punto di vista considero anche le due firme dei proponenti,
(il Presidente Sofri ed il Vicepresidente Foschini, ndr). Quindi non
si tratta di schieramenti bipartisan o non bipartisan, si tratta di
un’ inevitabile, obbligatorio, doveroso atto istituzionale, tendente
a prendere posizione dopo quello che è accaduto. E ripeto, su
quel punto, almeno su quel punto sarebbe assai opportuno che questo
obbligo fosse da tutti noi assolto, qualunque sia l’opinione sulla
situazione che ha determinato anche questi fatti, così come determina
ogni giorno insieme alle tragedie del Medio Oriente migliaia e migliaia
di fatti di acutissima tensione in tutto il mondo. ... ... Quindi siccome
rispetto le opinioni di tutti, ognuno può trovare le sue forme
ma sottoscrivere quel punto, che è il tema centrale dell’ordine
del giorno, fa parte, ripeto, di un dovere istituzionale assoluto. “Assoluto”,
cioè sciolto da altre considerazioni di merito. Abbiamo poi un
secondo elemento che io penso vada considerato, su cui mi sembra insistesse
opportunamente il collega Naldi e che io vorrei riprendere, con brevità
anche se le questioni sono immense. Io lo riprendo così, colleghi:
alla vigilia delle due manifestazioni di Milano e di Roma qual era il
punto su questi temi che teneva banco? Era forse un’indistinta
e cieca solidarietà ad uno dei popoli in lotta oppure l’assunzione
forte, che veniva affermata anche dal Governo italiano e non senza conseguenze
e divisioni anche nella stessa opinione pubblica democratica, penso
alle comunità ebraiche, dell’esigenza di una più
netta volontà di pace, tendente a realizzare un intervento internazionale
che ponga fine alle migliaia e migliaia di morti civili. Questo teneva
banco, è vero o no? ... ... E’ una delle realtà
che pur avendo un compito specifico, che non è un compito politico
ma è un compito medico, di sostegno umanitario, di sostegno assistenziale,
svolge però inevitabilmente anche da molti anni una funzione
quasi di ambasceria culturale di questo popolo, che ha una sua Istituzione
ma non ha un suo Stato. E’ chiarissima la domanda che proviene
da queste ambascerie e che, in una situazione politica e culturale,
dopo l’11 settembre sempre più difficile per il popolo
palestinese, non più facile, sempre più difficile ogni
giorno che passa, si rivolge a una generalità di soggetti. ...
... E’ un tema che ha una lunga storia nella questione palestinese,
cari colleghi, perché purtroppo non c’è stata soltanto
la cecità di chi per decenni ha detto “non esiste il popolo
palestinese, abbiamo di fronte soltanto persone che possono avere il
passaporto giordano o egiziano o siriano”. Non c’era soltanto
“costui”-per dir così- ma c’era anche a Sinistra
chi diceva ad esempio “che quella lotta e quel popolo potevano
essere riconosciuti solo se si fossero dati a quella lotta una connotazione
di classe e non nazionale” oppure “se fosse loro data una
connotazione internazionalista più chiara”. Oggi sembrano
cose lontanissime ma non lo erano vent’anni fa. Per esempio i
palestinesi addirittura di questo dovevano occuparsi: “decidere
cos’era meglio fra l’URSS e la Cina”. Sembrano follie
ma sono cose che hanno tenuto banco per molti molti anni. Invece no
colleghi, la questione palestinese è una questione specifica,
dove si è compiuta una ferita, che certo pesa sulla coscienza
della dignità umana di ogni popolo del Terzo Mondo, quanto noi
in occidente non riusciamo più a comprendere, ma è una
questione specifica, prioritaria alla risoluzione di altre e non secondaria.
Quindi, cari colleghi, non c’è soltanto la barbarie delle
frasi che si sono gridate, che da per sé basterebbe, ma anche
rispetto alla qualità stessa di quella manifestazione bisogna
interrogarsi. Occorrono forme di solidarietà che tendano a mettere
maggiormente in rilievo la questione palestinese, non a caricarla del
peso delle ingiustizie del mondo intero, perché c’è
una urgenza che non ammette repliche. Io credo che questo sia un punto
che va anche a interpellare la nostra coscienza morale. Chi segue quel
popolo da molti anni, a me capita di farlo, sa che non si scherza con
chi ogni giorno non sa se avrà se avrà un risveglio. Non
si scherza. Né per avere una preferenza né per avere un
voto né per cercare uno spazio politico né per affermare
i valori supremi di un’umanità che, al riparo in altri
continenti, può guardare al Terzo Mondo irridendolo. Non si scherza.
Sarà quella questione qualcosa che finché non sarà
risolta, inevitabilmente interpellerà il mondo intero ogni giorno
che passa. Allora io interpreto, colleghi, questo ordine del giorno
come un dovere istituzionale da condividere, e come tale lo voterò
senz’altro; mi auguro e sono sicuro che prosegua la nostra iniziativa
internazionale, così ampia e ricca e così necessaria.
Una iniziativa internazionale da portare avanti anche come Comune, quanto
sia importante lo capiamo quando poi arriviamo al dunque di questioni
così rilevanti. Dico questo perché altre volte si è
parlato di impegni eccessivi, addirittura di sprechi a fronte degli
interventi di cooperazione. Mi auguro che presto avremo l’occasione
per un dibattito veritiero e importante che ci consenta di comprendere
i passi avanti che devono essere fatti e non di dover partire da un
serio passo indietro, dovuto al gravissimo e colpevole errore che si
è compiuto.
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DAVIDE FERRARI