LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

“Sola la prima... e poi basta”
Un mio amico di sempre, pittore e contestatore, mi ha invitato a casa sua, ora è qualche giorno. Mi ha sorspreso vedere, fra ricercati oggetti d’avanguardia, lo stesso “soldatino di Napoleone” che domina il mio studio arrampicato sulla cornetta del telefono. Poco dopo ho notato che l’amico possiede il primo volume di una famosa “Storia d’Italia”, e la tiene appoggiata, priva dei suoi gemelli, i volumi successivi, al “Calvino 1” dei Meridiani di Mondadori, anche questo senza fratelli. Ho visto poi la prima “Vespa”, in modellino, la prima Alfa Romeo da corsa, una bella penna sfera senza cartucce, ancora imballata in un pacage dove il foglietto illustrativo la qualifica come la prima uscita di una lunga serie. Tutte cose che ho anch’io. Cos’ì come ho comprato anche il primo dei “preziosi boccali di cristallo dei Dogi di Venezia”, a 1,90 euro e il primo idrovolante della Grande Guerra, e (è il mio vanto!), la prima parte del cranio in plastica di quello che potrebbe diventare, con soli venti numeri a seguire lo scheletro di un Tyrannosaurus Rex, 3,80 euro mi pare. C’ho messo poco a capire. Non sono l’unica vittima della sindrome della coazione a comprare tutte le terribili “prime uscite” delle serie vendute nelle edicole. Sono al contrario parte di un fenomeno sociale. Chi mai avrebbe potuto prevedere di acquistare un dì le prime tre vele dell’Amerigo Vespucci o il cappello di un marinaio della Repubblica di Amalfi? Perché compriamo tutte queste cose? Perché siamo convinti di acchiappare una “bazza”, come diciamo a Bologna. Come sempre chi vuol fare l’affarone è la vera, ma colpevole, vittima del sistema. Lo spaventoso sistema delle vendite a fascicoli, che è passato, post modernamente, dalle mitiche enciclopedie per ragazzi ad un universo impazzito di cose, generi, personaggi, bizzarrìe, tutte sempre in serie e tutte la prima volta offerte a “pochissimo prezzo”. Il cliente di oggi non è più il malcapitato che acquistava “il pacco” enciclopedico, che mai avrebbe aperto. No, è il mille volte più malcapitato e malaccorto individuo, che abbacinato dagli unici prezzi dove gli euro si possono contare con le dita di una mano, compra di tutto, dalla prima ruota del carro dei Sumeri alla prima fila di perline per mosaicare, trapuntata, la Gioconda. Le nostre case si riempiono di “prime cose” di serie che mai possederemo. Ed è in questo mai l’unica fortuna. È una vera e propria dipendenza, altro che l’alcool e il fumo! Ormai che possiamo scoprirla anche negli altri forse un passo avanti per uscirne è alla nostra portata. Perché non facciamo: “gruppi di non-acquisto”. Immaginatevi. L’unione fa la forza. In tre o in quattro, andando tutti insieme all’edicola, mano stretta stretta nella mano, ce la possiamo fare. E’ uscito il primo gioiello dell’arte tribale montenegrina? Occhi a terra e mascelle serrate, tutti insieme, diremo: “no, non mi ineressa”. E, più sollevati, ognuno a casa propria, senza nemmeno i primi dieci centimetri di Scoubi-Dou argentino. No pasaran! Speriamo che l’incanto non crolli qualora mai un altro del gruppo, al momento di sciogliere le fila, l’edicola lontana alle nostre spalle, dovesse chiedermi l’ora. Lo confesso: sul polso destro ho la prima delle mini clessidre in plexiglass d’autentica epoca romana, e sul polso sinistro l’orologio dell’ammiraglio Nelson, con l’ancora e il nodo sovrastampati. Che volete da me? Costavano così poco. Cosa ne pensate delle vendite a fascicolo?
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DAVIDE FERRARI