LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Scuole comunali. Il diritto al futuro
Le scuole si sono riaperte. Sembra che nonostante tanti tagli ministeriali tutto sommato Presidi e Dirigenti siano riusciti a far partite la grande macchina del sapere. Certamente per gli insegnanti non sarà un anno facile. Dovranno, pur essendo molto meno numerosi, cercare di coprire tutti i buchi che si stanno aprendo nelle scuole pubbliche. Certamente non sarà un anno facile neppure per le famiglie e gli studenti. Il carovita morde e i libri costano ogni anno di più.
Ma in questo quadro c’è a Bologna chi sta molto peggio. Sono i bambini, i genitori e gli insegnanti di nove sezioni (classi) di scuole dell’infanzia comunali situate nel Quartiere Savena. Come avrebbe detto Totò: “tomo tomo, cacchio cacchio” il Comune ha deciso di chiuderle e di farle sostituire da sezioni statali. L’anno è già iniziato e quindi i bambini dovranno cambiare insegnanti “in corso d’opera”. Nessuno sa ancora se verrà predisposto almeno un piano di sostegno pedagogico, da parte del Comune, per contribuire a rendere più dolce il passaggio e a mantenere alta la qualità.
A partire da questo episodio, davvero negativo, vorrei avanzare una proposta. Una volta si diceva che gli asili nido e le scuole dell’infanzia erano fiori all’occhiello del Comune di Bologna. Oggi pare non si veda l’ora di disfarsene al più presto possibile: o con privatizzazioni o con passaggi allo Stato. E’ un errore. Sono convinto che, al contrario, bisogna dare più forza e autonomia agli interventi educativi comunali rivolti ai bambini da 0 a 6 anni.
Perché scrivo “più autonomia”? Perché le scuole non sono “proprietà” dei Sindaci o dei Ministri. No. Devono essere sentiti come propri da chi vi studia e gioca e da chi vi insegna ed educa. Le leggi già ci sono per andare in questa direzione. E’ Bologna ad essere rimasta indietro.
Propongo che, così come si è fatto per le principali realtà culturali comunali (Galleria d’Arte Moderna, Teatro Lirico, Cineteca), anche le scuole e i nidi si costituiscano in una grande Istituzione culturale ed educativa autonoma. Ci vorrebbe alla sua guida una personalità forte capace di difenderne l’identità e il futuro, assieme al collettivo dei pedagogisti, al collegio dei docenti e ad un associazione unitaria delle famiglie. Al Comune resterebbe l’onere principale: garantire finanziamento e approvare la programmazione degli interventi, che sarebbero però progettati autonomamente dall’Istituzione. Si dice sempre che le necessità ineludibili del bilancio comunale richiedono progressive “svendite”. A me sembra però che, come accade sempre al mondo, chi ha il potere di proporre idee, al Sindaco e al Consiglio comunale, alla fine ottenga più soldi di chi non ha voce.
Oggi le nostre scuole sono rese afone. Per le scuole private si trovano sempre fior di difensori e di sponsor, per le scuole statali parlano i Presidi e i Dirigenti. Ma chi parla al Sindaco delle “sue” scuole? Nessuno. Può sembrare un paradosso ma è così. I risultati si vedono: i genitori accompagnano i bambini in scuole dove le insegnanti fanno miracoli ma che appaiono e sono più povere di quello che non siano le case e il tenore di vita delle famiglie. Bologna è una città ancora ricca, ma che rischia di avere scuole povere. Quando non, addirittura, scuole chiuse. Riflettiamoci sopra. Sono convinto che, viceversa, scuole e nidi, pubblici e comunali, liberi di essere protagonisti, potrebbero attirare anche contributi e perfino sponsorizzazioni.
Se le Fondazioni bancarie hanno trovato le risorse per aggiustare il cappello in bronzo di Minghetti o il bastone in legno di San Petronio, meritoriamente, perché non potrebbero essere chiamate ad aiutare le scuole? Ne ricaverebbero un guadagno di immagine probabilmente assai superiore. Ma ci vogliono uomini e donne intelligenti ed autonomi dalle dimenticanze del potere politico, per presentare progetti e per trovare fondi. Per avere successo, quindi, e non sempre la frustrazione di sentirsi un cane in chiesa ogni qual volta si parla di bilancio.
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davideferrari@yahoo.com.

DAVIDE FERRARI