Scandellara
e Terrapieno: la campagna di città
Sì, un piccolo
lembo di campagna esiste ancora a Bologna, non solo nei colli anche
in striscie di territorio che i cittadini vogliono tenacemente salvaguardare.
Così è, nel Quartiere San Vitale, tra via Massarenti,
la linea ferroviaria di cintura e la Tangenziale dove sopravvive quella
zona di verde agricolo che comunemente viene nominata come Scandellara-Terrapieno.
E’ un posto unico, a Bologna. Sia per le dimensioni (circa 50
ettari), sia per la vicinanza al nucleo urbano, sia per la forte caratterizzazione
rurale tanto delle architetture quanto dell’assetto dei terreni.
Amici che abitano lì me ne hanno scritto, più volte, perché
me ne occupassi su queste colonne.
E mi hanno inviato un lungo e bel documento del Consiglio di Quartiere.
<br>Dove aver fatto il mio sopralluogo, posso, ora, del tutto
convinto, riprendere, quasi interamente le considerazioni del Quartiere,
che condivido.
Se passate di là, non è difficile, rallentate, considerate
le campiture lunghe e strette tipiche dell’organizzazione dei
campi che era tradizionale a Bologna, con i confini delimitati da filari
di alberi intervallati a viti, ed anche edifici tradizionali della campagna
bolognese.
Non è difficile
passare di lì anche perché tutti i dintorni sono molto
popolati. Così via Massarenti, via Andreini, il Pilastro, via
Larga. Ma questo a ancor più venire in mente, visto il pochissimo
verde di questi rioni, il valore della Scandellara, davvero altissimo.
Sembra che faccia a gola a molti.
Per il vecchio Piano
regolatore dovevano sorgervi impianti sportivi, ma forse è meglio
soprassedere e conservare la natura.
Ci sono proprietari che vogliono valorizzare i loro terreni e premono
per costruirvi residenze
Ma i cittadini, se comprendono bene questa volontà, non la accettano
certamente.
Forse, se fosse il Comune e non i privati a fare un bel piano si potrebbe
farne un parco, conservando però le caratteristiche agricole,
pieno di percorsi ciclabili e di passeggiate.
Qualche casa, a quel punto, non darebbe fastidio e con gli oneri dei
costruttori si potrebbe curare tutto ciò che deve assolutamente
restare verde. Ma perché questo avvenga ci vuole una idea per
tutta l’area, una idea di tutti, che piaccia ai cittadini, non
ai costruttori.
Oggi invece prima si raccolgono le idee di chi vuol costruire, si ritagliano
ad uno ad uno gli spazi verdi, poi, a cose fatte, si compensa il cemento
con qualche soldo per i servizi.
La città asfissia e degrada.
Se invece, almeno a partire da Scandellara si facesse il contrario vedremmo
nascere il parco dei nostri ultimi campi.
Perché possa nascere, propongo di fare come se già ci
fosse, dandogli un nome. La campagna dell’Emilia-Romagna è
terrà delle “due ruote”, allora chiamiamolo già
così: ”Parco delle biciclette”.
Cosa ne pensate?
Scrivetelo a
Davideferrari@yahoo.com oppure a Redazione de “La Tribuna”
DAVIDE FERRARI