LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Sala Borsa. Serve una prospettiva concreta
Ho partecipato come molti cittadini all’assemblea del 3 Dicembre in solidarietà con i lavoratori della Sala Borsa. Sono 44 persone, quasi tutti molto giovani. Hanno lavorato con capacità. Non hanno alcuna responsabilità nel fallimento del loro datore di lavoro, la società “Sala Borsa SPA”, che ebbe dalla Giunta Guazzaloca la concessione per la libreria ed i servizi di ristorazione dentro allo splendido edificio di Piazza Nettuno. Qualunque soluzione della crisi dovrà tenere conto di queste persone, della loro esperienza e professionalità. L’incontro fra le OO.SS ed il Sindaco Cofferati è stato, il giorno dopo, il primo momento nel quale si è potuto iniziare a cercare soluzioni concrete e positive. E’ stata la privatizzazione sbagliata di spazi culturali, senza un progetto economico adeguato, a condurci alla crisi di oggi. Per questo motivo ho trovato davvero inaccettabili le argomentazioni, pronunciate in quell’assemblea, dall’ex assessore Carlo Monaco. Monaco citando “a capocchia” un corsivo di un amico scrittore, ha dato la colpa, in sostanza, ai bolognesi. Troppo “rossi”, si sarebbero rifiutati di co0mprare libri dal libraio privato di Sala Borsa. Sono “folies”, simili a quelle che pronunciò Berlusconi sui cittadini che, a suo dire, rifiutavano di andare all’Iper di Casalecchio, quando era di sua proprietà, per militanza politica. L’idea, davvero ridicola, è quella di vedere la città come una caserma comunista, irregimentata e pecorona. E questi signori dicono di amare Bologna. La verità è che hanno governato male, sono stati degli incapaci, hanno pensato che la biblioteca pubblica non avesse utenti a sufficienza per vedersi destinare la maggior parte degli spazi della Sala Borsa. Invece non ha retto la loro programmazione commerciale. Tutto ciò è alle nostre spalle, è vero, ma se non si capisce perchè siamo arrivati alla crisi non si sarà capaci di trovare una nuova prospettiva. Avanzo alcune idee:
a) serve più spazio alla biblioteca, sia per ragazzi e cittadini che, soprattutto, per studenti. Le tecnologie si sono evolute in questi diecio anni e si evolvono continuamente ma resta validissima e deve essere ripresa l’idea, che a suo tempo avanzò Umberto Eco, di fare della Piazza coperta, il grande spazio dove si cammina sui resti archeologici della città medievale, un’agorà telematica di studio, di accesso ad archivi della produzione culturale attuale. Si potrebbe fare così anche un archivio della produzione letteraria, riproposto dallo scrittore Tassinari, è una buona idea e potrebbe essere inserito in questo progetto più ampio. Al momento sono invece contrario a creare una nuova Istituzione pubblica per la gestione di Sala Borsa. La rete delle Istituzioni culturali cittadine, molto ricca di idee, ha già enormi debolezze finanziarie ed il sistema non reggerebbe una nuova entrata di grandi dimensioni. A meno che l’Università e la Regione non decidessero un investimento strutturale ingente. Il Comune di Bologna non può assumersi credibilmente un onere simile.
b) Gli spazi commerciali ci dovranno ancora essere ma con una gestione molto più snella ed efficente. Serve una patnership privata, scelta nel mondo librario, con alle spalle una forza propria ed una esperienza gestionale sufficiente. Non sarà facile avere un partner di queste caratteristiche. Sono stati persi molti anni nel quale è anche cambiato il mercato dell’offerta dei libri a Bologna. Ma si può tentare.
Sono queste idee personalissime. Se qualcuno ne ha di migliori le può avanzare ma ricordando sempre che non andranno creati altri fallimenti e altri lavoratori incerti del proprio futuro.
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DAVIDE FERRARI