LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Il ritorno dei leoni.

Ai giardini Margherita un giorno arrivò un leone, poi la sua compagna, poi, credo, la loro prole.

Ricordo bene i leoni nella gabbia dei giardini, il loro odore, l'aria annoiata ed il ruggito.

Non so il perchè, ma era solito fare ruggiti solo uno di loro, forse quello rimasto da solo, quello che sopravvisse più a lungo.

Al tempo della mia adolescenza i leoni sparirono. La gabbia, da allora, è rimasta vuota e poi è stata divelta, eliminata.

La scolaresca delle elementari Fortuzzi cercò di abbellire la gabbia desolata con un volonteroso "affresco" di ambiente esotico.

Ma, diciamo la verità, quell'angolo dei giardini è diventato sempre più brutto.

Anche i daini sono spariti.

Una capanna villanoviana, ricostruita, campeggia spaesata fra elementi di un passato finito in degrado.

Non tutti sanno, però, che dietro ai confini dei Giardini, proprio in quel lato, sopra porta Castiglione, c'è un'altra area "verde": le serre dei giardinieri comunali.

Ecco l'idea.

Perchè non portare altrove le serre, in un parco collinare, in un Comune della provincia più vicina, magari appresso ad uno dei grandi stabilimenti privati per la coltivazione di piante, e liberare così lo spazio, grande, che occupano, allargare i Giardini con un'area didattica e di gioco, per bambini ed adulti.

Sì perchè il piccolo zoo e poi la capanna erano proprio dedicati alla didassi ed ai bimbi delle scuole.

Nelle serre "liberate"potremmo fare un parco didattico sulle piante e gli animali dei paesi lontani, con laboratori e mostre.

Uno di quei musei dove si è liberi di giocare e sperimentare per imparare.

E, al termine dell'area del nuovo parco didattico, la gabbia dei leoni potrebbe tornare ed essere abitata dai grandi felini.

Dalle belle fotografie degli anni cinquanta di Reno, il capostipite dei leoni bolognesi, potremmo, infatti, trarre le forme e le misure di una scultura, o, meglio di una immagine.

E il nuovo leone campeggerebbe libero, perchè virtuale, dove il suo progenitore fu "incattivito".

I leoni di cartapesta, si dirà, sono un po' tristi, fanno molto carnevale finito, con le statue abbandonate nei magazzini.

Ed anche il leone immateriale, proiettato sul fondo della ex-gabbia, non convincerebbe abbastanza.

Ma se gli animali da incontrare, come immagini, dipinti, sculture, fossero molti, moltissimi,di tutte le speci, e coloratissimi? Magari nelle sere d'estate, quando migliaia di cittadini cercano il fresco in quei paraggi, in un percorso museale capace di snodarsi in tutte le serre, aperte, come abbiamo detto, al pubblico? Sono sicuro che allora il discorso cambierebbe.

Avremmo un gioco bello e allegro.

Il leone potrebbe diventare, rampante e ruggente, l'ultima immagine di un cammino, parte al coperto e parte sotto le stelle, fra alberi e suoni, fra luci ed essenze profumate.

I parchi didattici che piacciono oggi nel mondo sono un po' musei e un po' luna parks. Qui, a Bologna, il cammino dei visitatori potrebbe iniziare nel retro riguadagnato dei Margherita, su via Castiglione, utilizzare lo spazio che fu dei daini, per terminare sulla Piazza dei leoni.

Un gioco di luci, la notte d'estate, potrebbe indurre a proseguire il cammino sulla capanna e sui resti, veri, degli antichi felsinei.

"Avanti, avanti, bambini, il gioco ricomincia. Il leone ritorna".

Cosa ne dite ?

Il vostro parere indirizzatelo a davideferrari@yahoo.com


Davide Ferrari