LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Ricordo di Bonhoeffer nel 60° anniversario della Liberazione
Ritengo un dovere, prendere la parola per ricordare un grande protagonista del Novecento, signor Presidente, il pastore e filosofo Dietrich Bonhoeffer che fu impiccato dai nazisti il 9 aprile del 1945 e che vede questo anniversario, che si è consumato pochi giorni fa, del suo martirio, ricordato in tutta Europa nell’ambito del sessantesimo anniversario della liberazione. Queste le sue parole: ”E’ la fine, per me, l’inizio della vita. Credo nella fratellanza universale che va al di la’ di tutti gli interessi nazionali e credo che la vittoria sarà sicuramente nostra”. Il pastore Bonhoeffer nacque a Breslavia nel 1906 da una famiglia molto impegnata nella università e nella ricerca professionale. La madre, e lui ne aveva particolare onore, era una delle poche donne laureate della sua generazione, una laureata dell’Ottocento. Il percorso fu particolarmente brillante, fin da giovane si segnalò come un aspirante per i massimi incarichi di responsabilità, di quella che, ricordiamo, era la più grande Chiesa tedesca, se non che nel 1933 Hitler andò al potere e, badate bene, perché ne abbiamo un insegnamento anche per l’oggi, Hitler andò al potere alla fine del gennaio del 1933 e a settembre del 1933 la Chiesa Luterana Tedesca era già pronta, e lo fece, a votare un paragrafo che impediva il pastorato e l’insegnamento a persone non ariane. Ci fu bisogno di ben poco tempo: da gennaio a settembre. C’è molto da riflettere. Purtroppo, se Atene doveva, e deve ancora piangere, Sparta non pote’ certo ridere. Sono note le gravissime compromissioni dei massimi esponenti dell’episcopato austriaco e tedesco, cattolico, con il nuovo regime. Gravissime. Bonhoeffer, e con lui non molti, per la verità, non si arrese, rinunciò ad ogni carica, al lavoro, quindi al pane, per emigrare e poi tornare per svolgere l’attività di direttore di un seminario clandestino per la formazione di pastori che rifiutavano il paragrafo ariano e rifiutavano di essere schiavi del regime. Per capire l’epoca, si arrivò al punto, e non certo solo da parte di esponenti luterani, purtroppo, perchè fu più vasta l’adesione ai voleri del nazismo, da costituire gruppi di religiosi che chiedevano ognuno alle rispettive chiese che fosse espunto l’antico testamento dalla Bibbia, perché l’antico testamento era appunto ebraico. Sembra incredibile, ma si è arrivato a questo. Non vi furono atti di condanna verso queste persone, che spesso erano fra i massimi responsabili delle varie chiese, da parte di chi doveva e poteva compierlo, cioè i responsabili sovranazionali dell’episcopato per quanto riguarda la chiesa cattolica, o delle Alleanze e Federazioni per quanto riguarda le chiese evangeliche. Bonhoeffer proseguì la sua testimonianza, arrivò fino, con non senza un tormento interiore, alla scelta di una diretta necessità di schieramento politico, attraverso alcuni legami familiari prese contatto con l’ammiraglio Wilhelm Canaris e con il generale Hans Oster, sono i ben noti cospiratori che purtroppo non riuscirono ad anticipare la fine della guerra. Bonhoeffer rimase all’interno del loro gruppo senza tradire mai e fu incarcerato e impiccato. I titoli dell’opera teologica e filosofica di Bonhoeffer sono talmente belli che se li si mette in fila sembra quasi di scorrere una poesia. Non è un caso, perché l’eloquio di questo grande scrittore di fede fu straordinario: Sanctorum Communio del 1931; Atto ad essere del 1937; Sequela, e poi La vita comune, e poi le lettere ai genitori, ai parenti insieme ad alcune poesie raccolte sotto il titolo di “Resistenza e resa”. Sì, perché nessuno ha il diritto di chiedere a se stesso di resistere sempre, bisogna scegliere quando non si può fare altro che resistere, 60 anni orsono, come adesso, senza perdere il senso dei limiti della propria umanità. Siamo di fronte ad un grande maestro del pensiero della resistenza europea e mondiale, ad una di quelle figure la cui perennità si scopre giorno dopo giorno, anno dopo anno. La Resistenza fu un fenomeno mondiale, radicato in Europa nei nuclei più forti di tutte le culture democratiche. Grazie a loro l’Europa tornò ad esistere. Grazie a loro abbiamo l’insegnamento a non perdere la speranza. Sentiamo il dovere e la possibilità di avere coraggio.
Che ne pensate?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com

DAVIDE FERRARI