LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Restare nell’ulivo. Da sinistra
Parliamo un poco di politica. Si discute, come sempre nella sinistra e nel centrosinistra. Ho provato a riflettere anch’io. Partendo dal punto di vista che avrebbero i cittadini, gli elettori. Il nodo è come rapportarsi alla nascita del partito dell’Ulivo. Mettere insieme cattolicesimo sociale e socialismo non è facile. Tutte le culture politiche che possono essere coinvolte in questa proposta è bene che non si sottraggano alla responsabilità di approfondire. Così è per coloro, come me, che si sono impedgnati nelle Sinistre dei DS, una cultura particolare, a metà fra istituzioni e movimenti. Il compito che abbiamo oggi è quello di fornire un contributo serio, non solamente di contrasto, ma non per questo arrendevole e sbiadito, alla scrittura della identità di questa proposta. Le Sinistre dei DS hanno certo avversato la prospettiva del Partito Democratico, nondimeno è stato forte e deciso il loro impegno per le liste dell’Ulivo alle Europee ed alla Camera. Una ragione ci sarà stata. E’ rilevante ricordare come questo impegno abbia accumunato, e non certo per caso o solo per necessità, tutti i “militanti” delle componenti di Sinistra dei DS. Componenti importanti per l’Ulivo, e dell’Ulivo. Una esperienza politica che non va dispersa. Quella di chi ha afferrato il nocciolo dello scontro in atto, (contrastare e battere la destra), ha voluto rafforzare le forze più vaste e con maggiori responsabilità del centrosinistra (Ulivo, Ds e Margherita), ed insieme si è battuto per una visione di cambiamento più ampia di quella contenuta nella politica maggioritaria di queste forze. Il contributo è stato importante e continua ad essere importante, ogni giorno, nelle assemblee elettive e nella società. Contribuisce a mantenere equilibrata e salda la coalizione dell’Unione, a non mettere barriere fra radicali e riformisti, a non lasciare l”altra sinistra” senza interlocuzione nei Ds, soprattutto a dare attuazione ai programmi dell’Ulivo senza omissioni, dal piano sociale a quello della politica internazionale. Questi obiettivi non si perseguono fuori ma dentro il nuovo partito che si vuol costruire. Serve la coerenza e il coraggio di tutti ma, mi ostino a credere che la responsabilità delle sinistre dei Ds sia specifica e maggiore. Così come è importantissimo il ruolo di quelle tante personalità che, nei movimenti, si schierano per una sorta di unitaria intransigenza, per un rapporto ravvicinato fra valori e politica quotidiana.Basti pensare all’ultima campagna per la salvezza della Costituzione. Quelle persone, prendiamone atto, non sono, in larghissima misura, fuori e contro il Partito Democratico, pongono invece domande sul “come” e sul “perchè” di questo progetto. Non è la prima volta che le “sinistre del riformismo” sono importanti. Avere una sinistra del PSI propositiva e coraggiosa aiutò grandemente la realizzazione di riforme che restano ancora oggi un patrimonio della democrazia. Era l’epoca, lontana del primo centrosinistra, l’epoca di Lombardi, di Codignola. Opacizzare quella identità, radicale ma dentro un’ottica ed una forza politica che avevano scelto, senza remore, una prospettiva di governo, è stato gravido di serissime conseguenze per tutta la sinistra, ne ha allontanato l’unità ne ha compromesso i destini per lunghi decenni. Oggi il quadro è molto diverso. Sono passate epoche intere, ma sembra di poter dire che senza attive componenti che richiamino con maggiore integrità i valori della Costituzione, dalla pace alla progressività dell’azione di governo, sarebbe assai più debole il futuro Partito dell’Ulivo. E nessuno può credere che cio’ rappresenterebbe un bene per la democrazia e per la Sinistra. La debolezza che si produrrebbe non si vede come potrebbe essere colmata da processi che vengono da altre urgenze, che coprono altre mediazioni. Così non vedo come si consideri positivo, o quantomeno inevitabile, lasciare i DS, escludersi dal processo costituente della nuova forza politica e approdare a nuovi soggetti che inevitabilmente avranno strade molto più lunghe da percorrere prima di poter coprire lo spazio che è proprio di posizioni di “governo per il cambiamento”. In ogni caso, in tanti si discute e si vuol discutere. Qui sta la domanda del Congresso dei Ds. Ma iniziative come il convegno di Orvieto impongono una scelta diversa dal fermarsi al NO, se si vuole giocare una partita nei Ds. Pena portare solo argomenti a chi ha già deciso che la partita è un’altra. Al Congresso, in qualunque data esso si svolga, vorrei si ponessero domande di fondo. “Resteremo per l’Europa, soggetto attivo contro modelli di egemonia che non governano il mondo e portano guerre?” “Lavoreremo per rimagliare con politiche nuove la coperta bucata della protezione sociale, per includere e non per tagliare?”. “Manterremo un rapporto solido e prioritario con il vasto. protagonista e plurale movimento sindacale, “con e per” il lavoro, non annegando nella indistinzione fra le categorie ed i ceti?”. In sostanza: costruiremo una forza per dare rappresentanza e voce più forte a chi tiene unita l’Italia e può guidare la sua speranza? Queste le domande. Non la pura e semplice riaffermazione di un NO che riprodurrebbe estraneità e spreco di risorse umane, che il giorno dopo lo svolgimento del Congresso riaprirebbe il tormento di una scelta “dentro o fuori” che appare dolorosa a tanti proprio perchè è sbagliata. Sostanzialmente immotivata.
davideferrari@yahoo.com www.davideferrari.net
Parliamo un poco di politica. Si discute, come sempre nella sinistra e nel centrosinistra. Ho provato a riflettere anch’io. Partendo dal punto di vista che avrebbero i cittadini, gli elettori. Il nodo è come rapportarsi alla nascita del partito dell’Ulivo. Mettere insieme cattolicesimo sociale e socialismo non è facile. Tutte le culture politiche che possono essere coinvolte in questa proposta è bene che non si sottraggano alla responsabilità di approfondire. Così è per coloro, come me, che si sono impedgnati nelle Sinistre dei DS, una cultura particolare, a metà fra istituzioni e movimenti. Il compito che abbiamo oggi è quello di fornire un contributo serio, non solamente di contrasto, ma non per questo arrendevole e sbiadito, alla scrittura della identità di questa proposta. Le Sinistre dei DS hanno certo avversato la prospettiva del Partito Democratico, nondimeno è stato forte e deciso il loro impegno per le liste dell’Ulivo alle Europee ed alla Camera. Una ragione ci sarà stata. E’ rilevante ricordare come questo impegno abbia accumunato, e non certo per caso o solo per necessità, tutti i “militanti” delle componenti di Sinistra dei DS. Componenti importanti per l’Ulivo, e dell’Ulivo. Una esperienza politica che non va dispersa. Quella di chi ha afferrato il nocciolo dello scontro in atto, (contrastare e battere la destra), ha voluto rafforzare le forze più vaste e con maggiori responsabilità del centrosinistra (Ulivo, Ds e Margherita), ed insieme si è battuto per una visione di cambiamento più ampia di quella contenuta nella politica maggioritaria di queste forze. Il contributo è stato importante e continua ad essere importante, ogni giorno, nelle assemblee elettive e nella società. Contribuisce a mantenere equilibrata e salda la coalizione dell’Unione, a non mettere barriere fra radicali e riformisti, a non lasciare l”altra sinistra” senza interlocuzione nei Ds, soprattutto a dare attuazione ai programmi dell’Ulivo senza omissioni, dal piano sociale a quello della politica internazionale. Questi obiettivi non si perseguono fuori ma dentro il nuovo partito che si vuol costruire. Serve la coerenza e il coraggio di tutti ma, mi ostino a credere che la responsabilità delle sinistre dei Ds sia specifica e maggiore. Così come è importantissimo il ruolo di quelle tante personalità che, nei movimenti, si schierano per una sorta di unitaria intransigenza, per un rapporto ravvicinato fra valori e politica quotidiana.Basti pensare all’ultima campagna per la salvezza della Costituzione. Quelle persone, prendiamone atto, non sono, in larghissima misura, fuori e contro il Partito Democratico, pongono invece domande sul “come” e sul “perchè” di questo progetto. Non è la prima volta che le “sinistre del riformismo” sono importanti. Avere una sinistra del PSI propositiva e coraggiosa aiutò grandemente la realizzazione di riforme che restano ancora oggi un patrimonio della democrazia. Era l’epoca, lontana del primo centrosinistra, l’epoca di Lombardi, di Codignola. Opacizzare quella identità, radicale ma dentro un’ottica ed una forza politica che avevano scelto, senza remore, una prospettiva di governo, è stato gravido di serissime conseguenze per tutta la sinistra, ne ha allontanato l’unità ne ha compromesso i destini per lunghi decenni. Oggi il quadro è molto diverso. Sono passate epoche intere, ma sembra di poter dire che senza attive componenti che richiamino con maggiore integrità i valori della Costituzione, dalla pace alla progressività dell’azione di governo, sarebbe assai più debole il futuro Partito dell’Ulivo. E nessuno può credere che cio’ rappresenterebbe un bene per la democrazia e per la Sinistra. La debolezza che si produrrebbe non si vede come potrebbe essere colmata da processi che vengono da altre urgenze, che coprono altre mediazioni. Così non vedo come si consideri positivo, o quantomeno inevitabile, lasciare i DS, escludersi dal processo costituente della nuova forza politica e approdare a nuovi soggetti che inevitabilmente avranno strade molto più lunghe da percorrere prima di poter coprire lo spazio che è proprio di posizioni di “governo per il cambiamento”. In ogni caso, in tanti si discute e si vuol discutere. Qui sta la domanda del Congresso dei Ds. Ma iniziative come il convegno di Orvieto impongono una scelta diversa dal fermarsi al NO, se si vuole giocare una partita nei Ds. Pena portare solo argomenti a chi ha già deciso che la partita è un’altra. Al Congresso, in qualunque data esso si svolga, vorrei si ponessero domande di fondo. “Resteremo per l’Europa, soggetto attivo contro modelli di egemonia che non governano il mondo e portano guerre?” “Lavoreremo per rimagliare con politiche nuove la coperta bucata della protezione sociale, per includere e non per tagliare?”. “Manterremo un rapporto solido e prioritario con il vasto. protagonista e plurale movimento sindacale, “con e per” il lavoro, non annegando nella indistinzione fra le categorie ed i ceti?”. In sostanza: costruiremo una forza per dare rappresentanza e voce più forte a chi tiene unita l’Italia e può guidare la sua speranza? Queste le domande. Non la pura e semplice riaffermazione di un NO che riprodurrebbe estraneità e spreco di risorse umane, che il giorno dopo lo svolgimento del Congresso riaprirebbe il tormento di una scelta “dentro o fuori” che appare dolorosa a tanti proprio perchè è sbagliata. Sostanzialmente immotivata.
davideferrari@yahoo.com www.davideferrari.net

DAVIDE FERRARI