LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Una prospettiva per le Aldini
Chi da molti anni “milita” per lo sviluppo, in forme nuove, del ruolo degli Istituti medi comunali non può non affrontare l’attualità della questione “Aldini” senza mescolare aspetti personali e persino sentimentali a quelli più direttamente analitici. Ho ascoltato la voce molto preoccupata degli insegnanti. Comprendo i loro motivi, avendo proposto per molti anni una incisiva riqualificazione dell’impegno del Comune di Bologna. Da almeno un decennio, almeno per quanto mi riguarda, ho accompagnato, però, questa rivendicazione con una avvertenza circa le risorse, segnalando il fatto che senza l’entrata in campo di altri soggetti - sia pubblici, lo Stato, sia privati - è impossibile pensare di mantenere dimensioni e qualità. Cerchiamo di vedere, oggi, quello che si può fare. E’ molto importante Che il Comune abbia ottenuto con lo Stato un’interlocuzione avanzata e positiva. In altre occasioni, quando si parlava di statalizzare gli istituti comunali, lo si faceva a fronte di una scuola statale senza riforma, una secondaria superiore più indietro rispetto a ciò che gli istituti medi comunali di Bologna offrivano. Oggi la situazione sembra diversa: la prospettiva concreta che il governo, con la Vice Ministro Bastico, indica è quella della realizzazione di poli formativi di eccellenza nell’istruzione tecnica superiore che vedano accanto agli istituti tecnici statali, recuperati nella loro vocazione - al di là della ridicola versione liceale dell’ex ministro Moratti - una articolata serie di servizi. E’ un modello non dissimile da quello che “l’insieme Aldini” già realizza, pensiamo alla Fondazione, al museo, allo “sportello lavoro”. Quindi rivolgersi allo Stato, oggi, non vuole dire tornare indietro, vuole dire inserirsi in un meccanismo di riforma che in qualche modo recupera un dibattito pluridecennale, nel quale più di una volta l’esperienza Aldini-Sirani è stata un punto di riferimento. Non basta, però, dire soltanto “statizziamo”. Proprio perché l’occasione è data da un cambiamento che si vuole promuovere nella scuola statale con un ruolo significativo delle comunità locali, è molto importante recuperare un forte impegno della realtà sociale bolognese. Per realizzare un Polo funzionale, mantenendo ed anzi espandendo l’attuale realtà, molti soggetti hanno un ruolo da svolgere, insieme al Comune di Bologna ed allo Stato. Innanzitutto la comunità docente, gli altri Enti locali, e poi le associazioni imprenditoriali. Le risposte dal mondo dell’impresa furono avare quando, qualche mese fa, ci si confrontò sulla chiusura di alcune classi. Oggi, se se si giunge ad un patto serio fra Stato, Regione e Comune che avvii la statizzazione mantenendo però la pluralità dei servizi, compresi quelli in capo al Comune che prima ho ricordato, ci deve essere lo spazio, in questo “consorzio formativo”, per un intervento significativo delle forze produttive bolognesi. “Se non ora quando?”. E’ un compito che il mondo imprenditoriale deve assumersi. Oggi la proposta che gli si può rivolgere non riguarderebbe più la gestione diretta di una scuola ma la compartecipazione, ovviamente anche finanziaria, di alcuni servizi, direttamente qualificanti rispetto alla realtà produttiva. La cosa più importante è la grande attenzione che bisogna avere al patrimonio umano degli Istituti medi comunali. Desta preoccupazione il fatto che proprio in questo periodo amministrativo via via stanno raggiungendo, o hanno raggiunto, il termine della loro attività alcuni professori di particolare esperienza e valore come il preside Sedioli, il vicepreside Dall’Omo, i professori Brillante e Stagni. Il prof. Giovanni Sedioli, com’è noto, ha compiuto una straordinaria esperienza che gli è riconosciuta dal mondo della scuola, anche a livello nazionale. Queste risorse di competenza vanno considerate nell’itinerario di decisione dell’Amministrazione. L’attenzione per il patrimonio umano, deve guardare a tutti coloro che oggi lavorano, anche a coloro che lavorano, da tempo, in una condizione di precariato. Sono forza lavoro intellettuale che ha completato sul campo il suo itinerario, in una scuola che funziona anche oggi, non solo funzionava ieri. E’molto importante non lasciarsi trascinare da un discorso generico circa la dequalificazione degli Istituti. Fino ad ora si è stati in grado, anche per questi lavoratori che “coprono” interi settori di attività, di mantenere alta la qualità. Anche nella prospettiva di un passaggio graduale allo Stato è essenziale la valorizzazione dei docenti dell’istituto Aldini Valeriani di oggi. Occorrerà gradualmente cambiare la gestione, con una graduale integrazione della forza lavoro, in una scuola che dovrà comunque mantenere un alto livello in tutto il percorso di passaggio. Non sono i muri, l’eredità, ma un marchio che deve restare sostanza.In sostanza: quando cominciò il dibattito sul sistema Aldini-Valeriani-Sirani, più di vent’anni fa, il quadro era davvero molto diverso e forse di immediata e più comprensibile speranza. Il quadro della società bolognese e metropolitana è molto mutato. Ma proprio per questo male sarebbe rinunciare alla progettualità ed allo strumento del sapere come leva del cambiamento e del progresso della nostra comunità.
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DAVIDE FERRARI