LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Primaticcio: una primizia
Appena arrivato Angelo Guglielmi ha commesso un grave errore. Raccogliendo forse un suggerimento di Vittorio Sgarbi ha organizzato in brevissimo tempo una bella nostra su un grande artista nato a Bologna, Francesco Primaticcio, detto per tutti solo Primaticcio. Erano molti anni che non si svolgevano a Bologna mostre legate a grandi figure della storia dell’arte, inseribili in un contesto internazionale di ricerca. Evidentemente al centrodestra bolognese andava bene così. Anzi, fin dall’inizio, questo Primaticcio con un nome che a tanti, a me per primo, ricorda i deliziosi fichi dell’infanzia, proprio non è andata giù. Sgarbi, poi, che proprio non è un mostro di simpatia, ha fatto da detonatore con le sue insistenti critiche alle gocce di Guazzaloca. Ecco allora che, subito, si è cominciato a parlare di “mostra importata”, “troppo costosa”, “improvvisata, inutile”. Trascuriamo la considerazione che, al primo anno di mandato, è proprio l’improvvisazione che serve, altrimenti si prosegue con la solita zuppa di pesce. Tralasciamo che l’esposizione del “Primatice” è effettivamente “immigrè”, dal Louvre (grave colpa!). Soffermiamoci, invece, sulla questione dei costi. Altri dibatteranno di cifre e convenienze. Non sono un esperto. Osservo, però, che questa mostra ha avuto una ampia eco televisiva, poi confermata dalla “estate culturale”. Tutto si tiene. Per raggiungere un certo livello, per essere “guardati”, attesi, bisogna investire. Dopo anni di eventi che facevano parlare di sé solo sulle pagine a pagamento, Bologna torna a fare qualcosa. Questa la colpa. Sia ben chiaro, ho il massimo rispetto del ruolo dell’opposizione, non fosse altro perché ho dovuto farla per molti anni, con lo stesso impegno e serietà con cui i colleghi del polo cercheranno di farla ora. Tuttavia bisogna distinguere. Accrescere l’investimento per la cultura dovrebbe essere un’obiettivo comune, più importante di ogni polemica.
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DAVIDE FERRARI