LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

La modernità sale sull’autobus:”Poveri noi!”
Da qualche anno ATC ha fatto grandi passi in avanti. Ve ne sarete accorti anche voi. Autobus nuovi fiammanti, display sospesi dal tetto con musica e notizie, poltrocine al posto delle sedie rigide in formica, pensiline dappertutto per sconfiggere la pioggia, indicatori digitali dei bus in arrivo, e del tempo nel quale arriveranno ecc ecc. Però.. Si’ c’è un però, in verità ce ne sarebbero parecchi, ma raccontiamone uno solo. Su molti bus una voce digitale, femminile, cortese, ti informa collegata al satellite circa quale linea stai percorrendo e a quale fermata sei arrivata. Così nessuno ha più scuse. Adesso tutti possono sapere dove vanno e soprattutto dove sono. Il bagladese, venditore di rose intirizzite dalla miseria, la studentessa di Campobasso che chiedeva tmida: “Scusi. Dov’è Villa Paradiso?” con l’inconfondibile cadenza di Di Pietro. Forse. Io vivo vicino allle Due Madonne, zona Emilia Levante, e lavoro vicino all’ex Macello, zona Saffi. Prendo bus a lunga percorrenza. Io la linea devo farmela tutta, ne sono un po’ “l’esperto”. Dopo poco così mi individuano, forse per la mole - anche - e per l’età, aimè più avanzata di quella delle torme di giovani spargugliati che mi circondano. In fondo non mi dispiaceva dare indicazioni, sul 19, sul 13, talvolta sul 27. Ma ora tutto è finito - pensavo. Magari. Sei sul 19: bene, la vocetta elettronica ti avverte, e siamo a porta S. Felice: “ linea 19, San Lazzaro”. La fermata S. Lazzaro - capite? “Siamo a S. Lazzaro, presto scendi!” Intima premuroso allora un palestrato occhialuto alla fidanzata. “Non è così” saputeggio io, fermandoli. “E’ la voce che sbaglia”. “Quanto manca allora?” mi incalzano in tanti. “Quasi un’ora, non preoccupatevi” gigioneggio. Ma alla fermata successiva, e a quella dopo ancora e ancora la voce è implacabile: S. Lazzaro. S. Lazzaro, S.Lazzaro. Ogni volta devo fermare qualcuno sui gradini. Una donna filippina mi da’ una mano. “Dopo, dopo” cerca di chiarire, ma gli italiani insistono per scendere. Fra una donna “extra” e piccolina e la modernità non hanno dubbi. Baldanzosi escono. Dovranno risalire sul prossimo. Un sussulto quando si è passato il capolinea della piazza. La voce cambia informazione: ”19, Pontevecchio”. Ma a Pontevecchio mancano almeno sedici fermate. Il che equivale a dover fermare: 13 indiani, 7 bangla, 4 paki, e 24 baresi. La voce non ha pietà. il Pontevecchio è passato, ma insiste: “ Pontevecchio, Pontevecchio, Pontevecchio”. L’ora è tarda, ci sono anche, co le birrette nei sacchetti di plastica, i ragazzini terroncelli che cercano la fermata del TPO. Più o meno al Pontevecchio. “E’ questa, è questa” - dicono - gli illusi - confermandosi l’un l’altro: “hai visto che abbiamo fatto bene a non scendere dove voleva Assuntina!!!” Invece Assuntina aveva visto giusto. Siamo al cimitero dei Polacchi, glisso l’ultima domanda di un tale, poveretto, che deve andare vicino a Villa Laura. Gli era parso cerca di dirmi - trattenendomi - che sia già passata, ma il Pontevecchio è prima, quindi... che deve fare..? Io scendo. “Buona fortuna, ragazzi”.

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DAVIDE FERRARI