LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Il portico: un valore per tutti


Lunedì scorso sono uscito, a tarda sera, dal portone di Palazzo d’Accursio. Era appena terminata la consueta seduta settimanale del Consiglio Comunale. La novità l’ho trovata all’uscita. Bologna era coperta di neve. La neve è sempre bella e fa piacere, soprattutto in tempi di effetto serra, lasciarsi un pò coprire, calpestarla.
Ma non siamo più abituati all’inverno e poco dopo ho cominciato a sentire il freddo. Ho cercato rifugio, come tutti, sotto i portici. Sono riuscito a tornare a casa lungo la via Emilia, dal centro fino agli Alemanni sempre camminando sotto i portici. Solo a Bologna è possibile. Tutto bene, dunque? Non proprio. Molti pavimenti sono sconnessi, sotto le arcate. Lo sporco predomina. Ci sarebbe da fare tanto, e probabilmente sempre in continuità, per avere restituita tutta la bellezza dei portici, per godere della loro straordinaria natura, di arte e di servizio. Il portico è proprio questo: è qualcosa di pubblico, segna tutta l’immagine della città, è un valore di tutti, ma è anche qualcosa di privato, ogni suo metro ha un proprietario. Per questo si può dire che è davvero un grande tesoro, per la comunità ma anche per ciascuno dei cittadini. Proprio quella sera di neve, ho pensato a quanto tutti noi dobbiamo ai portici. Qualcuno, a Bologna, ha proposto, giustamente, di chiedere all’Unesco di catalogarli quale “patrimonio culturale dell’umanità”. Ma, camminandoci, ci si rende conto anche di quanto si dovrebbe fare per tenerli in vita davvero. E di quali costi bisognerebbe farsi carico. Vengo al concreto, alla proposta.
E’ davvero pensabile che i proprietari possano realizzare restauri continuativi e adeguati? Certo in molti casi si tratta di banche, immobiliari, proprietari pubblici, ma quando si tratta di singoli condomini chi può impegnare tutti i soldi che occorrerebbero? Ecco l’idea: bisognerebbe costituire una “Fondazione di comunità”. Un’agenzia, cioè, capace di finanziare i restauri dei piccoli proprietari, prestando loro, senza interesse, le cifre necessarie con rimborsi decennali. Proprio di dieci anni in dieci anni potrebbero calcolarsi i turni di un restauro in continuità. Ma chi darebbe i fondi a questa Fondazione? Penso a capitali pubblici e delle banche, le cui fondazioni devono, per legge finanziare, progetti di pubblica utilità, in particolare nel campo dell’arte e della cultura. A me pare, dico la verità, proprio una bella idea. Di costi contenuti e di ottimi risultati possibili. Vedete, mi sono dato il voto da solo. Ma voi cosa ne pensate?
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DAVIDE FERRARI