LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Poeti a Bologna: Umberto Saba
Lunedì 25 luglio e Martedì 26 saranno, a Bologna, due intere giornate dedicate alla poesia. All’Archiginnasio, infatti, si potrà ascoltare, guardare, discutere, leggere con alcuni fra i più grandi poeti italiani ed europei. Saranno con noi, e con “La Casa dei Pensieri”, che organizza l’incontro, anche Francesco Petrarca, Giacomo Leopardi, Pier Paolo Pasolini e Umberto Saba. Come ? Questi grandi del passato, immediato o lontanissimo, ci parleranno della loro vita e scrittura a Bologna tramite la voce di importanti studiosi e la musica d’epoca di complessi vocali e strumentali di tutto rispetto. Anche Umberto Saba ha vissuto nella nostra città. Il Poeta triestino sembra lontanissimo dall’immagine tradizionale della città, com’è noto assai più gaudente e “risolta”. Ma anche Saba è stato giovane e, nella prima maturità, ha cercato di vivere a Bologna dimenticando il peso di una angosciosa condizione familiare ed esistenziale. Arrivò nel 1912. Si stabilì a Bologna, dove collaborò persino con Il Resto del Carlino. In quel tempo la “Libreria della Voce”, di Papini e Prezzolini, pubblicò “Coi miei occhi. Il mio secondo libro di versi” (divenuto in seguito “Trieste e una donna”). A Bologna scrisse più o meno tutte le poesie di “La serena disperazione”. La moglie Lina, che molti ricorderanno immortalata nella famosa poesia nella quale Saba la assomigliò ai “tanti sereni animali che avvicinano a Dio”, lo accompagnò fin da questi anni avventurosi.
Saba ha lasciato dei versi di grande amore per lei e la città.
Di nuovo
ero con lei quando a Bologna
per quelle anguste rosse vie a me care,
la serena cantai
Disperazione.
……………..
………
Saba allora era giovane e nazionalista. Cercò sciaguratamente, come tanti ragazzi di allora, una risposta alle proprie contraddizioni, alla propria identità, divisa fra eredità ebraica e dannunzianesimo, fra condizione omosessuale e spasmodico desiderio di famiglia, una risposta nella sicurezza della dimensione dell’italianità militare, vogliosa di nuova potenza. Così testimonia la nota poesia: “La ritirata di Piazza Aldrovandi”, dove la visione dei bersaglieri, che gli parvero racchiudere tutta l’Italia, fu il miraggio di una certezza, di una impossibile illuminazione.
Piazza Aldrovandi e la sera d’ottobre
hanno sposate le bellezze loro;
ed è felice l’occhio che le scopre.
Ma l’ombra della dolorosa infanzia lo raggiunse con violenta drammaticità. Fu in quei mesi l’episodio della visita del padre. Il Padre che lo aveva abbandonato a due mesi di vita e che lo inseguiva solo per cercare denaro. Il padre del quale Umberto aveva voluto liberarsi fino a cancellare il suo cognome “Poli” cambiandolo in Saba. Eppure i versi di quell’incontro appaiono, anche ora, bellissimi e a loro modo disperati e sereni.
Mio padre è stato per me “l’assassino”,
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.
Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.
Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto.
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E qui il Poeta richiama il duro ammonimento della madre, vittima e insieme ugualmente colpevole
”Non somigliare - ammoniva - a tuo padre”.
Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
Eran due razze in antica tenzone.
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Identità divisa, dolore inestinguibile e forza di una poesia che cerca e raggiunge una forma antica, classica, che dà pace e permette di vivere. Ci sono, come si vede, tanti motivi per riparlare di Umberto Saba a Bologna.
Cosa ne pensate?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com

DAVIDE FERRARI