La
Bologna di Petrarca: studenti e sicurezza, oggi
Lunedì 25 e Martedì 26 Luglio, dal tardo pomeriggio, alle
ore 18, fino alle 23,30 si svolgerà all’Archiginnasio una
bella iniziativa sulla poesia a Bologna. La grande poesia del passato
e quella inquieta ma interessante di oggi. Venite, partecipate numerosi
e non preoccupatevi, il cortile è all’ombra e dalle 20
alle 21 si potrà staccare per un ricco spuntino. Tutto agratis,
come si diceva a Bologna.Non preoccupatevi neppure se perderete alcuni
atti di questa ricca “Due giorni”. Ogni momento sarà
frequentabile a se’, così come lo saranno la sala dei filmati
e la mostra delle poesie arrivate al “Censimento dei poeti bolognesi”.
Non avete scuse, in sintesi. La “Casa dei pensieri”, l’associazione
organizzatrice, vi aspetta. Numerosi. Il primo giorno, Lunedì,
all’inizio, sarà di scena Francesco Petrarca. Nella conferenza
di Loredana Chines e nella splendida voce recitante di Patrizia Zappa
Mulas, una delle maggiori attrici del teatro italiano contemporaneo.
potremo anche ascoltare il canto dei tre vocalists dell’Ensemble
“Concertino”. Una chicca. Petrarca, per cominciare, dunque.
Visse a Bologna da studente, tra il 1320 e il 1326, e ancora ci parla
di questa vita grazie ad alcune sue lettere in latino. Così in
una epistola “senile” di quaranta anni dopo, del 1368, indirizzata
a Guido Settimo Arcivescovo di Genova, descrive lo stato delle mura
dell’epoca: assai penetrabili. “Entrato già nell’
adolescenza, e fatto più ardito che prima non fossi, ai miei
coetanei mi accompagnavo, e con essi nei giorni festivi camminando per
passare il tempo tanto mi allontanavo tanto dalla città che spesso
tornavo con loro a notte fonda. Pure le porte si trovavano spalancate,
e se per caso talvolta erano chiuse, poco male , perchè non mura,
ma fragile steccato per vecchiezza già mezzo disfatto cingeva
la città, alla quale d’altra parte non servivano in momenti
di pace ne muri ne recinti. E così non uno, ma molti eran gli
accessi, e, senza ostacoli, senza sospetto, e dove si voleva si poteva
entrare. Sontanto anni dopo la tirannia di alcuni potenti cittadini,
poi le insidie e gl’ insulti dei nemici esterni causarono la realizzazione
di mura, di torri, di bastie, di custodi armati, di vigilanti notturni.”
In sostanza, racconta il poeta, la sicurezza non era una preoccupazione
in una città ordinata e pacifica. Poi il declino della libertà
dei Comuni, le guerre intestine cominciarono a far ammalare l’italia
e Bologna e si diffuse la paura e tutto si complicò. Un po’
come è avvenuto ai nostri giorni. E’ cambiato lo scenario
e l’ordine pacifico e libero è diventato un optional. Quali
erano le mura di cui racconta Petrarca? Non bisogna pensare a costruzioni
imponenti. Si parla qui della cosidetta “terza cerchia”.
La sua data di costruzione si può collocare tra il secondo e
il quarto decennio del Duecento. Inizialmente era una struttura difensiva
di legno, detta “circla”, posta a protezione dei borghi
sorti attorno alle mura dei Torresotti. Solo nel 1287 fu disposto di
costruire “dieci braccia di mura”- vere e proprie, in muratura,
da ognuno dei due lati delle porte. La città da difendere si
allargava. non bastava più mettere al sivcuro i maggiorenti della
città più stretta. Un popolo di commercianti, facchini,
famuli aveva assunto più importanza e , giustamente, richiedeva
di poter godere di maggior sicurezza. tutto ciò in un clima ancora
tranquillo. E animato da tanti studenti. Ecco, gli studenti e la città.
Un altro “problema” di sempre. Ospiti, non cittadini, essenziali
ma non integrati. la gloria, la fama di Bologna era ed è - se
ci pensiamo bene- sulle loro spalle, ma chi vuole dormire e si sveglia
presto la mattina non li vede di buon occhio. Nel trecento come oggi
dunque. Vale la pena di riascoltare il giovane Petrarca, per riflettere
anche sulla nostra città di oggi.
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davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI