LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Pedonalizzazione Università: ci vuole un pacchetto “antidegrado”

Parte la pedonalizzazione della zona universitaria. Una scelta importante. La conferma di un impegno ambientale che qualifica Bologna e la Giunta che la governa. Proprio perché siamo di fronte ad una “cosa buona e giusta”, occorre chiedersi perché ha incontrato fino ad ora tante opposizioni. Il punto è che, a differenza di qualche anno fa, oggi le pedonalizzazioni, le regolamentazioni del traffico automobilistico, se vengono considerate, tuttora, misure condivisibili sul piano ambientale, non sono più viste come di per sé positive nel combattere il degrado, dare regole e favorire socialità. Inutile qui elencare le motivazioni di questo convincimento, peraltro sostanzialmente errato. Bisogna rendersi conto che non abbiamo più, nella nostra faretra, la freccia di una idea condivisa di ordine e di vivibilità della città, l’arma che, per dirne una, portò alla vittoria nel referendum sulla “chiusura del centro storico”. Se questa tesi è fondata allora, per governare la situazione che si apre, non sarà tanto necessario la pur doverosa insistenza sul carattere sperimentale della misura e sulle verifiche che dovranno farsi circa i problemi, anche quelli più minuti, della viabilità, categoria per categoria, strada per strada. È invece necessario presentare e far andare avanti, direi anzi realizzare nell’immediato, un pacchetto antidegrado che si accompagni alla pedonalizzazione. L’Assessore Zamboni ha insistito, con competenza, sulla sostenibilità “trasportistica” dell’operazione. Ora si metta a punto un’insieme di interventi contestuali, mirati, non enormi e nemmeno orientati solo al tema della sicurezza. Cosa intendo? Provo ad elencare, in ordine di memoria e non di importanza. a) Non si tolleri l’escrementizia distruzione della bellezza e del valore del portico - entrata del Teatro Comunale. b) Si impedisca il diffuso urinare qua e là: certo non mancano i mezzi educativi, repressivi, persino di piccola infrastrutturazione per farlo. c) Si operi una vasta sgraffitazione, mirata ed intelligente però, che, senza sfidare troppo gli “indiani metropolitani” di oggi, riconsegni stradine storiche, ancora piene di attività alla pulizia e al decoro. d) Si realizzino piccoli restauri di opere d’arte di strada, icone, cantoni, e anche della cartellonistica artistico - turistica. e) Infine l’ovvietà: si promuovano iniziative culturali particolarmente rivolte alla dimensione dell’incontro e del “civile conversare”. Ho l’impressione che, talvolta, altre proposte “ricreative” accrescano le difficoltà anziché diminuirle. A prescindere, sia chiaro, dalla loro validità. Il cartellone estivo del Comune rinnoverà belle occasioni, ad esse potrebbero aggiungersi iniziative di medio - piccola dimensione promosse da un Associazionismo colto che sono certo sarebbe disponibile. In sintesi: la partita che si apre, è di prima grandezza. Non affrontiamola ad occhi chiusi né, tantomeno, pasticciando con la retromarcia. È l’ora “di tener botta”, di dimostrare capacità di presenza, favorendo la sintonia fra la società civile, i rappresentanti nelle Istituzioni, l’Università, il Quartiere e il Governo cittadino.
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DAVIDE FERRARI