Sul
“Partito democratico bolognese”
Sterzare, prima di accelerare.
Chi legge questa rubrica, e siete davvero molti, a giudicare dalle lettere
che inviate e ve ne ringrazio, sa bene che solitamente io non affronto
temi “direttamente” politici. Questa settimana infrango
questa regola per proporvi brani di un articolo scritto con l’On.
Katia Zanotti, una parlamentare di alto profilo e di grande impegno.
Il tema è quello della nascita, che a Bologna si vorrebbe accelerare,
di un nuovo “Partito Democratico”. I partiti, però,
non si inventano a tavolino. Ecco il testo. “La notizia di questi
giorni è che “i vertici bolognesi di DS e Margherita tracciano
la “road map” del Partito democratico. Se fossimo in Europa,
se fossimo in un partito socialista di un altro paese dell’Europa,
uno schema così “rapido”, semplificatorio e verticistico
sarebbe improponibile. Non è possibile immaginare la costruzione
di una nuova formazione politica nei modi che sembrano prefigurarsi.
Ricordiamo che il nuovo partito nascerebbe, anche e soprattutto, dallo
scioglimento di quella che è comunque la più grande forza
politica della sinistra, i DS. Certo la volontà di novità
e di unità è grande, anche per la necessità di
superare il profondo disagio, anche qui a Bologna, che politiche asfittiche,
nelle idee e nelle pratiche, hanno generato. Ma allora, se è
forte la necessità di dare sostegni robustissimi al governo di
Romano Prodi, altrettanto meritevole di risposta dovrebbe essere la
domanda sul destino della sinistra italiana e su come si intenda rafforzare
la coalizione per consentire a Prodi di governare. La maggioranza, ricordiamolo
sempre, è data dall’Unione, da tutta l’Unione: una
coalizione in cui le forze politiche si sono impegnate su programmi
condivisi, la pace, il lavoro, i diritti. E’ necessario un punto
di equilibrio e di riferimento per tutta l’alleanza. Si pensa
che questo compito possa assicurarlo un nuovo Partito democratico? Ma
allora si deve fare un discorso ampio e di verità per tentare,
se questo è l’obiettivo, di far nascere una grande forza
radicata e popolare, trasformatrice, capace di unire tutta l’Unione
ed espandere il suo consenso nell’elettorato. Questa fisionomia
non si assicura certo con una impostazione troppo moderata e squilibrata
a destra, che inevitabilmente agirebbe come “divisore” dell’Unione,
non come suo “timone”. Altrettanto non si assicura se non
si costruiscono forme e pratiche di democrazia innovative perché
sostanziali, garantite da regole e non basate sulla demagogia di continue
“chiamate” dall’alto. E, cosa più importate,
a questa fisionomia corrispondono temi decisivi per dare stabilità
al Governo Prodi, basti pensare alla difficile ma necessaria unità
da confermare su politica estera e lavoro. E’ per questi motivi,
dunque, non solo per ripetere NO preconcetti, che è assai difficile
pensare che accelerate, anche periferiche, sul Partito democratico siano
di per sé sufficienti per mettersi in sintonia con le cittadine
e i cittadini. La cosa peggiore sarebbe far nascere il nuovo partito,
(ma si riuscirebbe poi?), selezionando poco, qualcosa appena dalla società
civile, (i già convinti? I già cooptabili?), e procedere
così, con solo il ristretto, e spesso litigioso, mondo dei partiti.
Più che accelerare, bisogna sterzare. Cambiare strada per convincere
tutti, a partire da noi, che non si vuole un’altra e brutta pagina
di omologazione, ma al contrario la creazione di una nuova risorsa per
governare e cambiare, a Bologna e a Roma.”
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DAVIDE FERRARI