LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Un parco alla Staveco: la corona della regina Bologna
Non tutti sono uguali. Purtroppo questa constatazione vale per le persone, chi non lo sa? Siamo diversi per ricchezza, e continuo a pensare che non sia giusto, ma anche per valore e qualità. Riconoscere alle persone e alle cose il loro giusto valore è la base di ogni buona azione. Ciò vale anche per le città e dentro una città come Bologna per i luoghi. Non tutti sono uguali, non tutti hanno lo stesso valore. Costruire case, fare parcheggi, asfaltare, edificare un area qualsiasi non è la stessa cosa che “riempire” un’area come la ex “STAVECO” per dare un futuro verde a Bologna. Si tratta di una vasta area militare che corre da Porta Castiglione a Porta San Mamolo. Per quasi trent’anni il Comune di Bologna ha chiesto all’esercito di liberarla dalle caserme e dai capannoni che ora vi sorgono per poter chiudere, con una lunga cintura verde, ai piedi della collina, tutto il centro storico. L’obiettivo, infatti, è sempre stato quello di unire queste aree ai Giardini Regina Margherita.
Si potrebbe dire, svolazzando, che il nuovo grandissimo giardino rappresenterebbe una degna corona per la “Regina Bologna”. In fondo si tratterebbe di mettere a buon frutto l’eredità lasciataci dalla controversa età umbertina quando, dopo l’unità d’Italia, i principali centri storici vennero circondati da giardini ma soprattutto da caserme, e il tutto sorgeva in aree prima ortive o addirittura a coltivazione estensive. Le eredità non si devono buttar via. Per questo motivo sono molto perplesso di fronte al progetto di realizzare, proprio nella ex STAVECO, un vastissimo parcheggio e nuove residenze, quando, se ci si arriverà, il demanio militare lascerà il posto al Comune. I parcheggi, sono molto importanti, è vero, ma perché realizzarli proprio dove sconvolgono giardini già esistenti, come sarebbe il caso della ex Manifattura Tabacchi, di cui già abbiamo scritto, o grandi parchi che è il momento di realizzare, come appunto alla STAVECO. Ho letto con piacere tante prese di posizione contrarie a questo progetto, di Comitati, intellettuali, professionisti. Si tratta in gran parte delle stesse persone che già avevano contrastato l’idea di realizzare un lungo tunnel per automobili sotto la collina, da Casalecchio alla caserma del Mulino Parisio, passano appunto per STAVECO. Quel progetto avrebbe davvero “fatto filotto”, come si usa dire. L’intatta collina bolognese si sarebbe trasformata in un traforo e le automobili si sarebbero impadronite delle principali aree militari sulle quali contavano i cittadini per fare più bella Bologna. Tuttavia, almeno, in caso di realizzazione del tunnel si sarebbe potuto comprendere il perché di un parcheggio grande e invadente. Sarebbe stato lo snodo fra la mobilità su auto e la linea di metropolitana che è in progetto. Infatti dietro alla questione STAVECO troviamo il puzzle del metrò. A cosa serve infatti portare i vagoncini del metrò fino alla STAVECO da Piazza Maggiore? Servirebbe, se ci fosse il tunnel per portare, proprio lì, migliaia e migliaia di persone, provenienti sia dalla periferia est che dalla periferia ovest. Ma se il tunnel non si fa più, perché sacrificare l’area STAVECO ad un parcheggio e perché insistere per portare fino a lì la metropolitana. In conclusione: tutto si tiene. Se si dice di no al tunnel si deve dire di no a questa” metropolitana e si può e si deve destinare, in larghissima misura, l’area militare a parco urbano. Si dirà “Ormai in macchina non si gira più, qualcosa bisognerà pur fare contro il continuo ingorgo”. Bisogna però fare cose buone e giuste, non cattive, per i nostri polmoni e sbagliate. Il parco alla STAVECO si deve quindi fare e, non soltanto perché è evidentemente la cosa migliore che lì si può realizzare. Anche perché costringe a ripensare tutte le scelte per la mobilità e i trasporti pubblici e privati dalla parte dei cittadini, delle famiglie, dei bambini, di tutto il cosiddetto, “popolo inquinato”. Cosa ne pensate?
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DAVIDE FERRARI