Salviamo
Palazzo dei Banchi. La “quinta” di Piazza Maggiore
Sulle pagine dei quotidiani bolognesi ha trovato giustamente largo spazio
un appello di Pier Luigi Cervellati, il noto urbanista che fu protagonista
delle principali realizzazioni conservative in città, negli anni
’70 e ’80.
Cervellati chiede che venga preservato il carattere di Palazzo dei Banchi,
il bell’edificio che chiude Piazza Maggiore, ospitando parte del
portico del Pavaglione.
Sorge di fronte al Comune, a Palazzo d’Accursio, e fu eretto nel
1412. Oggi ospita una fila di negozi, di pregio e di tradizione, ma
un tempo vi si trovavano le botteghe dei cambiavalute e dei banchieri,
da qui il suo nome. La facciata, di regolarissima impronta rinascimentale,
deve i suoi tratti al Vignola. Su un suo disegno, infatti, si intervenne
sul Palazzo nel 1568.
Cosa lo mette in pericolo? La Azienda Sanitaria Locale “Citta’
di Bologna” ne è da sempre la proprietaria. Le difficoltà
finanziarie dei servizi sanitari sono note e l’Azienda ha dichiarato
di voler mettere in vendita Palazzo dei Banchi. Potrebbe allora succedere
che gli acquirenti lo trasformino profondamente. Si parla di grandi
marchi di abbigliamento che, come già è successo ad un
altro stabile, pochi metri lontano, utilizzino impropriamente “la
quinta”, che completa la “vista” di Piazza Maggiore,
come la scena di uno spot infinito, con tanto di luci da discoteca.
Anche nel mondo politico qualcuno si è già mosso.
Il consigliere regionale Ds Ugo Mazza, che sempre si mostra attento
ai temi della qualità urbana di Bologna, ha chiesto che la Regione,
dalla quale l’ASL dipende, fermi la vendita di Palazzo dei Banchi.
Mazza ha ricordato le tante preoccupazioni e gli appelli lanciati contro
la vendita del patrimonio culturale pubblico del nostro paese, ha chiesto
il dettaglio dei motivi della decisione dell’Asl, se essa verrà
confermata. E’ molto condivisibile anche la sua proposta: elaborare,
da parte della Regione, in accordo con le Province, i Comuni e la soprintendenza
regionale dei Beni culturali e paesaggistici, un elenco dei beni di
proprietà delle Asl e delle Ipab che non possono essere alienati.
Cosa si può fare, oggi, se nonostante tutto si volesse procedere
a vendere?
Nel caso di vendita, Mazza invita la giunta regionale, coerentemente
con la possibilità riconosciuta per legge, a introdurre vincoli
precisi nell’atto di vendita per una gestione coerente dell’immobile
e per non alterare il suo valore artistico e culturale storicamente
riconosciuto. Qui vorrei provare a fare io una modesta ulteriore proposta.
E vorrei rivolgerla al Sindaco Guazzaloca perché anch’egli
intervenga. A Bologna agiscono due importantissime Fondazioni Bancarie,
quella del Monte e quella della Cassa di risparmio.
Si tratta ormai, per la quantità di denaro che è loro
possibile investire, di due fonti primarie delle scelte politiche per
la città ed il suo futuro, in qualche modo complementari, talvolta
“alternative”, agli enti locali.
Le Fondazioni sono largamente autonome nel decidere i loro finanziamenti
ma, certamente, ascolterebbero il Comune di Bologna e la regione Emilia-Romagna.
Se la ASL deve vendere per non tenere inutilizzate risorse da destinare
a primari servizi di salute pubblica, le Fondazioni potrebbero prendere
in esame la proposta di acquistare Palazzo dei Banchi. Non si avrebbe
così una vera e propria “privatizzazione”, perché
le Fondazioni bancarie devono tenere presente, almeno in qualche misura,
il riferimento all’interesse pubblico. Si rimetterebbero i “banchi”
al loro posto, nel loro Palazzo storico. Potrebbero lì trovare
sede per propri uffici, di interfaccia con il pubblicio dei bolonesi
e dei turisti, e garantire una “messa a reddito” degli spazi
affittabili non turbativa della tradizione e dei colori di Bologna storica.
Attenzione però, non sto proponendo che si insedino, con vista
sulla Piazza, altri bancomat. Già ne abbiamo di visivamente molesti,
devo essere sincero, sia ai Notai, che nella fabbriceria di S.Petronio,
su Piazza Galvani. Le Fondazioni realizzerebbero una loro massima e
positiva visibilità proprio intervenendo per “mantenere”
non per “sconvolgere”. Apparirebbero di più esattamente
non apparendo. Regione, Comune, Fondazioni, considerate questa proposta
come l’ultima, quando proprio la vendita fosse inevitabile. Ma
consideratela. D’altra parte, ormai si pone il tema di trasferire
alla città, ai suoi enti locali, anche alle sue Fondazioni “private
di utilità sociale” quel patrimonio pubblico che non è
più pertinente ad Aziende che hanno altri scopi ed altre urgenze,
come l’ASL. Su una proposta come questa devono dire ciò
che ne pensano, e forse in sedi meno manifeste, i diretti soggetti,
venditori ed eventualmente compratori. E’ verò.
Tuttavia chiedo anche ai lettori, come sempre, cosa ne pensate ?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com