Nessuno compra più casa
Nessuno compra più casa. Provate a informarvi. Dopo anni, numerosi, di rialzi speculativi, agenzie e proprietari cominciano ad abbassare i prezzi delle abitazioni in offerta. E’ un processo ancora lento, ma la necessità di realizzare, a fronte di attese snervanti (ci vogliono almeno 6-8 mesi in media per trovare un compratore) sta spingendo a forti ribassi. D’altra parte i motivi che inducono tanta prudenza nei compratori sono gli stessi, grosso modo, che fanno restare sul mercato chi vende, anche quando il prezzo deve calare. Il denaro in prestito a tasso variabile spaventa. Chi ha già mutui si è abituato a ricevere, molto spesso, lettere di notifica di aumento del tasso da parte della propria banca. Ormai è voce comune: la crisi sta arrivando. Crederlo è già farla arrivare. Chi può volersi indebitare in questa situazione? E chi può rirtirare prorpi beni rifugio dalla vendita? Li ha offerti proprio per cercare risorse finanziarie “cash” fuori dagli impegni con banche e finanziarie. Purtroppo la previsione non può che essere pessimistica. E’ un gioco a spirale verso il basso, come se si giocasse a scendere il cammino del pozzo di San Patrizio, a Orvieto. E non è finita qui. Le famiglie italiane, che per il 70 per cento sono proprietarie di case, hanno già visto annullarsi i propri risparmi monetari, molte si sono indebitate e, qualora il valore della loro casa calasse drasticamente, il “cerchio” si farebbe stretto. Non sono un esperto, ma mi dicono che dietro la crisi dei mutui in America ci sia stato un fenomeno simile. Famiglie indebitate che, anche se proprietarie, con la loro casa ridottasi rapidamente di valore hanno cercato di ottenere altri prestiti, le banche hanno concesso - sperando in una ripresa - fondi senza garanzie sufficenti, molte famiglie sono diventate insolventi: è stato il crack. Succederà anche da noi? Siamo a un passo da un primo livello di crisi che poi condurrà ad altra crisi, più grave ? Certamente non bisogna generalizzare, non bisogna far vincere l’ignoranza che è la madre di tutte le paure. Ci sono tanti altri ragionamenti da mettere nel discorso, per esempio il sistema finanziario in America è molto è più informale e sregolato di quello europeo e per questo sarebbe precipitato nella “trappola”. Almeno così dicono. Allora, ci sono vie di uscita? C’è chi spera in Berlusconi. Sembra incredibile, ma è così. C’è chi non si preoccupa più di tanto e magari con il suo ottimismo almeno non fa danni. Da parte mia credo che sia giunto il momento di prendere atto di una realtà. Fino ad ora la difficoltà delle famiglie si è tradotta solo in rabbia contro la politica e in pericolose illusioni di poter trovare il “colpevole” (l’Euro, i Rom sotto casa, i sindacati, i “fannuloni del pubblico impiego” ), ma se è proprio il meccanismo che non va bisogna comincire a parlare di cose più grandi. Bisogna tornare a parlare di economia, di cosa bisogna produrre, di come bisogna lavorare, per non entrare nel tunnel. Sono cose difficili: da discutere, da dire, ma anche da ascoltare. La vera colpa della politica è quella di non avere il coraggio “di dire” e di non esigere più che la pubblica opinione ritrovi l’intelligenza di ascoltare. Per questo siamo arrivati al voto in massa per il più vecchio tra i prestigiatori e ai “vaffa-day”. Chi ha orecchie ancora per intendere intenda, si muova, chieda almeno un briciolo di vertità. Lo dobbiamo tutti, a noi stessi e ai nostri figli.
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DAVIDE FERRARI