LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Nasce il Partito Democratico, in Emilia. Ecco qualche idea…
Si vota il XIV Ottobre. Per la prima volta in Italia vengono chiamati i cittadini a costruire un nuovo grande partito. Una sfida bella, ma tutt’altro che facile. Veltroni si è assunto una grande responsabilità. Ha messo in campo una proposta che mi convince. Giungono a candidarsi, ora, altre personalità autorevoli. E’ un arricchimento, tanto più se sapranno esprimere piattaforme ricche di proposte e realmente differenziate. E’ stato giusto decidere di dare un indirizzo anche al partito nei territori e affidare al voto anche l’elezione dei segretari regionali. Si è detto, giustamente, che si è trattato di una decisione federalista. Guardiamo a noi: credo molto in un ruolo dell’Emilia-Romagna, ma non sono convinto di una inossidabile diversità emiliana. Soprattutto se viene male presentata, quasi fosse la forza per spingere sull’acceleratore di una redistribuzione degli assetti di potere interni al partito. La nostra regione non è ne’ il granaio per eserciti romani, ne’ la dispensa riempita per resistere, soli, nel proprio feudo. Il federalismo è un valore proprio in quanto è necessario per affrontare i problemi seri, anche gravi, che abbiamo di fronte, nelle nostre comunità. Al candidato a Segretario regionale, Caronna, se confermerà, come auguro, la propria disponibilità, chiedo la volontà di contribuire a costruire un partito forte e presente, che nasca per affrontare anche qui, in Emilia, le grandi questioni aperte. Così la crisi ambientale, in rapido acuirsi (siamo alla vigilia di una carenza strutturale di acqua e energia), la crisi sociale (in città di piena occupazione convivono due mondi del lavoro opposti, uno senza garanzie), una immigrazione che ha cambiato la nostra vita e suscita paure, cui bisogna rispondere con la massima concretezza, ma che è, tuttavia, innanzitutto un banco di prova politico e culturale di primaria importanza. Come stiamo reggendo l’impatto dell’arrivo di tanti giovani che sono innanzitutto dei lavoratori? Sapremo valorizzare la loro presenza nelle nostre città abitate da anziani e da giovani spesso lontani, per studio, per necessità, talvolta anche per scelta, dal “lavoro produttivo”? L’esperienza di governo è forte e si sta rinnovando.I problemi fanno tremare le vene ai polsi ma possono anche fare scorrere sangue nuovo in vene antiche. Il XIV Ottobre, data ormai molto vicina, andranno a votare in tanti se sapremo chiedere loro una mano per affrontare i problemi che ci rendono incerti e insicuri. Dobbiamo smetterla con l’ossessivo richiamo alla “classe dirigente”, termine ormai superatissimo, in tempi di rifiuto violento delle “caste della politica”. Il PD sia il partito delle “cose” concrete. I Forum che si stanno organizzando sarebbe bene diventassero “giornate tematiche”, dando vita, qui in Emilia, a decine di iniziative decentrate, anche minute, nei luoghi di lavoro e di aggregazione. Guidare un partito nuovo è’ un compito difficile che non si può fare da soli, richiede una grande vicinanza della direzione e della “militanza” ai territori. Per questo ci vogliono istanze, sedi, provinciali, le “Federazioni”, forti e partecipate, con segretari che abbiano mandato da una elezione diretta di tutto il corpo del partito. Altrettanto importante è il “lavoro nelle istituzioni”. E’ urgentissimo costruire gruppi unici del Partito Democratico, dove ogni valore ed ogni tradizione politica possano essere riconosciuti. E serve un impegno dell’Associazionismo politico, così peculiare nella nostra regione e che non merita esami del pedigree quali quelli subiti nei mesi scorsi. La voglia di esserci c’è. Va riconosciuta e incoraggiata. In conclusione: votare in molti il XIV Ottobre non è assolutamente scontato, neanche qui. Ci riusciremo se chiederemo ai cittadini “democratici”, non una delega, ma di fare un passo avanti insieme. Magari per molti, giovani, il primo, di un lungo cammino.
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DAVIDE FERRARI