Una
lettera di Mozart
Cari amici di Bologna, sono molto contento che, nella vostra città,
si inauguri un museo dedicato alla Musica. Ricordo quasi tutto di Bologna.
Ricordo come era ai miei tempi. Mi dicono che una buona parte del centro
non è cambiata poi molto. Mi stupiva il cielo, aveva qualcosa
del blu barbarico delle mie parti, allora, oggi non so, con lo smog…,
ricordo le ragazze, avevo quattordici anni! E ricordo il vostro Padre
Martini. Era un uomo molto severo ma mi voleva bene. Non mi trattava
come una “piccola scimmia ammaestrata”, come avrebbe poi
fatto Herr Salieri. Oggi ancora lo ricordate, credo. Martini è
stato il più celebrato maestro di teoria e contrappunto dell’epoca.
In sintesi ho dei buoni ricordi. So anche, da sempre, che vi ricordate
anche voi di me, non solo quando mangiate il marzapane a cui hanno dato
il mio nome. Allora, vista la confidenza, vorrei chiedervi una cosa.
E’ vero che, pur di inaugurare alla svelta, avete tolto molta
“roba vecchia” dal Conservatorio di Padre Martini? E’
vero che proprio quella “roba” era ciò che ha maggior
valore? Come mai non si sono messi d’accordo, il vostro Comune
e il Conservatorio? Mi stupisce. Quassù ne parlano tutti. Gaetano
fa l’indignato e mi ha detto che mai e poi mai avrebbe eseguito
lo Stabat mater di Gioacchino da voi, se avesse saputo prima che vi
sareste comportati così. Debbo anche dirvi che evito di incrociare
Padre Giambattista, perché mi hanno detto che è convinto
che è colpa mia, “del solito Mozart che crede che i Conservatori
siano inutili, che tutti possano improvvisare come lui!”. Ma io
non penso affatto così, anzi non l’ho mai pensato. Per
questo trovo strano che non si sia pensato di coinvolgere per primi
proprio i giovani che studiano musica, che potevano aiutarvi a realizzare
il vostro museo, e, da domani, a diffonderne la fama e la frequentazione.
Un museo, soprattutto musicale, non può nascere “dall’alto”.
Deve diventare un luogo vivo e quindi, fin dalla nascita, respirare
con chi di musica vive e vivrà. Deve aprirsi a quei giovani e
a tutti, non concepirsi come una vetrina. I bolognesi che ricordo io
sono sicuro che sarebbero stati d’accordo con quanto ora vi scrivo.
Non vi credo capaci, d’altra parte di commettere le indelicatezze
di cui mi parlano (“si contendono i quadri con i carabinieri!”-
dice, sorridendo malignamente Richard). Soprattutto verso i ragazzi
della mia età. Non vorrei che ci fosse dietro qualche spirito
poco illuminato. Un Borgo mastro, o, come dite voi? Un Legato? Ora ricordo
voi dite: “Sindaco”. Sì credo proprio sia andata
così è stato il Sindaco. Allora, datevi da fare. Si può
sempre rimediare. Credo che sappiate meglio di me, voi, come fare. Ai
miei tempi ci si inginocchiava di fronte ai potenti, non si poteva votare
per cambiarli.
Wolfgang Amadeus Mozart
(per tramite di Davide Ferrari)
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI