Moschea
a Bologna: un fermo...
Sperando di non annoiare ripubblico qui il testo di un mio recente intervento
in consiglio comunale. La questione è seria. Non so se tutti
i lettori saranno d’accordo con me ma, appunto, bisogna riflettere
e discutere.
“Voglio essere chiaro e mi rivolgo ai colleghi del Centrodestra,
a quelli presenti qui in questo Consiglio, ma anche alle loro direzioni
politiche: attenzione, qualunque cosa uno pensi della vicenda della
nuova localizzazione di una sede di culto per i cittadini islamici,
non si giochi non si giochi la carta molto grave di un referendum, non
la si giochi per debolezza, per ingordigia di facile consenso, magari
per ipocrisia e strumentalità anche rispetto a quello che si
è fatto quando si governava. Un “Referendum” porrebbe,
comunque lo si volesse presentare sotto il giudizio di alcuni, diritti
che invece sono universali, che sono la base della società occidentale.
Se si scambia quella che può essere una giusta rivendicazione,
e cioè che i nostri Governi, di qualunque segno, seguano con
attenzione le sorti dei credenti, compresi i credenti cristiani di ogni
denominazione e i credenti cattolici per primi, nella loro libertà
di culto laddove soprattutto è messa in dubbio e negata in alcuni
Paesi, non in tutti, a maggioranza islamica, se si scambia questo per
un supposto diritto di reciprocità si fa di noi i reciproci di
Riad. Si riducono l’Italia e Roma al rango di una monarchia incostituzionale
e tirannica, come quella saudita, che non a caso insieme a tanti altri
diritti certo non concede quello alla libertà religiosa. Se si
fa questo si va a ledere un punto delicatissimo che in una società
come la nostra, ormai multiculturale ma non pronta ad esserlo, vuole
dire, ripeto, scambiare qualche facile applauso oggi con una situazione
ingovernabile e ingestibile domani. Fare così vuol dire mettere
delle uova avvelenate nel nutrimento educativo della nostra gioventù,
vuole dire dividere la città condominio per condominio, quartiere
per quartiere e già vediamo gli esiti di queste operazioni divisorie.
Io vorrei, colleghi, che ognuno di noi pensasse che quanto è
avvenuto recentemente in più di una città d’Italia,
ha contorni ancora oscuri ma pure è avvenuto dopo un anno di
campagna martellante, con dozzine di trasmissioni televisive sulla impossibilità
di qualsiasi convivenza con l’Islam. E’ vero o no? Vogliamo
portare anche a Bologna questi livelli di conflittualità? Vogliamo
aizzarli quando è così evidente che dopo l’apertura
di un luogo di culto già avvenuto con la Giunta precedente -
e bene si fece - si tratta unicamente di trovare una sede più
adeguata, di rispondere nel modo migliore possibile, colleghi, ad una
esigenza di governo. Se davvero è una soluzione concreta che
non si condivide, se questo è il punto si facciano proposte diverse,
non si sollevi il referendum, contro una richiesta che è ineludibile.
Infine voglio dire qualcosa sul controllo delle risorse finanziarie
che favoriscono queste nuove edificazioni di luoghi di culto. E’
giusto, addirittura una voce autorevole del Governo italiano, come il
Ministro Amato, lo ha detto qualche settimana fa, è giusto che
il Governo, che la mano pubblica sappia anche per quali vie giungono
i finanziamenti, soprattutto per nuovi insediamenti delle confessioni
religiose. Ma attenzione, è vero per tutte le religioni, e questo
richiede l’accelerazione di istanze partecipative, la firma di
Intese tra lo Stato e ogni confessione religiosa, a cominciare da quelle
che da tempo lo attendono, come i Testimoni di Geova e le organizzazioni
islamiche. Io faccio parte di una minoranza religiosa, Presidente. La
nostra sede di culto esiste da più di 120 anni ma non credo che
una sola pietra sarebbe stato possibile edificarla senza i finanziamenti
dei fratelli inglesi e americani; credo che questo debba essere ancora
oggi un vanto per quelle comunità e non ricordo una sola chiesa
storica di tradizione protestante in Italia che non abbia una medesima
condizione. È stato un arricchimento o un impoverimento per la
società italiana, questo finanziamento? È stato un grande
arricchimento. Certo i fondi arrivavano per quello scopo e non per altro,
ma appunto se si tratta di discutere e di controllare siamo tutti d’accordo,
questo facciamo, non chiediamo, ripeto, con faciloneria e ipocrisia
un assenso ad operazioni di diverso tipo, di divisione e di incitamento
all’odio e allo scontro tra civiltà, perché in questa
civiltà oggi dobbiamo tutti assieme vivere.”
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DAVIDE FERRARI