Il miracolo
di San Leonardo
Quando ero studente all’università di Bologna, il luogo
più bello, fresco e riposante era il giardinetto di S. Leonardo,
poco distante dalla mensa Fuci e da S.Sigismondo, a un passo dalla S.Vitale.
Piccolo e leggiadro, con pergolati e panchine, le ragazze con i libri
e/o i fidanzati sembravano frutti della natura, una primavera serena
e incantevole. Non è solo la memoria che mi fa’ usare aggettivi
così appassionati, struggenti.
Dovete sapere che erano gli ultimi anni ‘70 ed i primi ’80.
Il terrorismo e lo sconforto erano all’ordine del giorno come
le lunghe file alla mensa grande, in Piazza Verdi.
Il sepente degli studenti in fila sembrava non finire mai. Era il segno
di una stagione difficile, rabbiosa e avvilita.
S.Leonardo mi appariva un’isola, un luogo nel quale, fra tanta
politica e tante discussioni tornavo giovane, a parlare, come un ragazzo,
con gli altri ragazzi.
Imparai lì anche, per la prima volta, a conoscere ed aprrezzare
gli anziani di Bologna.
Mi parevano vecchissimi ma saggi ed amici. Sapevano che tante cose che
noi giovani dicevamo, dopo il ’77, erano giuste. Ma sapevano che
dovevano insegnarci la calma e la voglia di ascoltare.
Era viva e attiva una grande generazione di operai e muratori, di artigiani
e casalinghe, ancora padroni della parlata bolognese e di valori radicatissimi.
Non sono più, oggi.
Altri anziani li hanno sostituiti. Non meno ricchi di esperienza ma
più lontani, come capita quasi a tutti, dalla politica e più
disicantati. Anche i giovani sono cambiati.
Mi sembrano più amici fra loro, più “studenti”.
Forse, ma è solo un’impressione, più chiusi verso
gli altri, verso le cose che accadono intorno. S.Leonardo invece, per
loro e per noi, per fortuna c’è ancora.
Esiste ancora uno splendido picoolo giardino. Curato e amato, in autogestione
da un gruppo di cittadini e, nella sostanza, affidato ad una figura
unica e fatata.
E’ la Signora Vatallaro, madrina di ogni pianta e di ogni fiore
di questo giardino, dei vegetali come dei ragazzi, che ama con la stessa
tenerezza.
Da tanto tempo è la promotrice del S. Leonardo, non la custode.
Quasi ogni giorno si reca in Palazzo d’Accursio a perorare la
causa del suo verde. Le dobbiamo molto.
La sua presenza discreta eppure appariscente, svagata eppure determinatissima
ha salvato questo pezzetto di vita, di aria, di colore.
Il S.Leonardo, quando venne restaurato, prima ancora che io lo calcassi
da universitario, era parte di uno dei recuperi più belli operati
dal Comune di Bologna, nella stagione della grande urbanistica conservativa
di Cervellati ed altri architetti.
Con il giardino, vennero restaurati il centro civico di via Bolognetti,
splendido ed immenso e il teatro, luogo naturalmente dedito alla ricerca
ed alla sperimentazione, un giardino anch’esso, in buona sostanza.
Mentre scrivo della Vatallaro, della sua allegria pacata, del riposo
degli occhi che questo giardino consente, torna alla mente, come ogni
volta quando incontro passeggiando il teatro, una nota di dolore.
Quel teatro era di Leo De Berardinis. Oggi non lo è più.
Leo è da tanti anni costretto ad un letto senza conoscenza. Ma
vive. La speranza non deve morire.
Se S. Leonardo esiste, in aldilà, lo guardi e lo faccia camminare
con noi, sedere su una panca nel suo giardino.
Ha fatto molti miracoli d’amore quel giardinetto. Ridarci la piena
vita e la parola di Leo sarebbe il più grande, il più
urgente. Non vi chiedo una opinione, questa volta. Una preghiera forse,
per chi crede.
A presto comunque e scrivetemi a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI