|
Mezzi busti, memoria intera Tutti conosciamo
la Montagnola. Edificata, come giardino, per il volere e con una elargizione
di Napoleone, è stata un simbolo di libertà. In Piazza
8 Agosto, quel giorno, nel 1848 Bologna cacciò gli austriaci.
Ma non tutti ricordano questi illustri trascorsi. A molti quel bellissimo
giardino fa’ venire in mente alcuni episodi di malavita e certe
radicate frequentazioni non proprio raccomandabili. Eppure, se il verde
è bello e riposante, anche il patrimonio artistico di quel colle
artificiale a due passi dal centro è davvero cospicuo. Così
è la scalea, monumentale, e il portico su Via Indipendenza, che
sono stati costruiti a partire dal 1893 dagli architetti bolognesi Muggia
e Azzolini. All’interno si trova la fontana di Giuseppe Sarti,
ivi trasferita dai Giardini Margherita dove era stata eretta nel 1888
in occasione di una grande “Esposizione”, fra nastri tricolori
e velocipedi. Quattro gruppi statuari di tema mitologico furono originariamente
parte della fontana, e in seguito parcheggiati nel prato circostante,
dove li troviamo ancora. Ancora del Sarti è il gruppo scultoreo
posto ai piedi della scalea del Pincio, dove troneggia una magnifica
sirena con il suo cavallo marino in stretto vincolo con una orrifica
piovra. “E’ la moglie del Gigante”, nominava con arguzia
la voce popolare e Giosuè Carducci, sempre sensibile alle tradizioni
culturali, le compose un’ode. Ma quello che non c’è
più è altrettanto interessante e, a mio avviso, deve tornare
in Montagnola. Sono quei tanti, tanti, busti raffiguranti le personalità
della storia politico, militare e civile che, un tempo, dislocati nei
viali del giardino, come stazioni di una “Via crucis” laica”,
pretendevano di rendere istruttiva e edificante anche una passeggiata.
Li ricordo come li fotografò, già incartati in uno scantinato,
mio padre, negli anni cinquanta. |