Un mercato
per i poeti
Camminando per via Clavature, che è, com’è noto,
una delle cose più belle di Bologna, sulla sinistra, venendo
dal Pavaglione, si incontra S. Maria della Vita. All’interno è
il compianto su Cristo di Niccolò dell’Arca, e a destra
una piazzetta che porta alle bancarelle di Nanni, sotto il “portico
della morte”, in via dei Musei. Là dove ha passato tante
ore il giovanissimo Pier Paolo Pasolini, leggendo di frodo i volumi
usati della grande libreria popolare.
“Vita”, “morte”: non ci chiediamo più
il perchè di questi nomi. Derivano da un’antichissima destinazione
alla salute. Alla salute delle anime, certamente, ma soprattutto dei
corpi. Erano sede di un “ospitale”. Erano luoghi di cura
e, probabilmente, di morte per gli ammalati. Può stupire sapere
che ancora oggi l’AUSL città di Bologna è proprietaria
di tanta parte di questo storico cantone. In particolare è suo
un altro sito caratteristico, poco più avanti nella via.
Il “mercato Clavature”, uno stupendo padiglione, un esempio
di antico magazzeno, un luogo da tanto tempo dedicato al mercato della
frutta e della verdura. Ancora mia nonna non lasciava passare settimana
senza andare al “Mercato”, a quel mercato. Per mia madre
le bancarelle di Clavature ed i negozi “imbucati” nei muri
vicini, stracolmi di ortaggi, fra una pescheria ed una aguzzeria, erano
una meta di più rade puntate, diciamo una volta al mese, supermercato
permettendo. Oggi, ai nostri tempi, fra Iper e Superettes, per mia moglie,
mia figlia, per me, il mercato del quadrilatero è una meta rarissima,
occasionale, per l’acquisto di alimentari.
Anche il padiglione di via Clavature mi appare, forse per questa mutazione
genetica del vendere e del comprare, spoglio, con molti banchi vuoti.
I “verdurai” sono sempre di più famiglie pakistane,
resistenti al lavoro ed al poco reddito che il mestiere assicura. Entrando,
un cartellino fotocopiato ci informa che il “mercato” sarà
presto ristrutturato e si avverte la clientela che i disagi da subire
saranno momentanei. Sono lieto dei lavori di ammodernamento che si faranno,
qualunque essi siano, ma mi chiedo quale sarà il futuro di questa
cattedrale della bolognesità, a due passi da S. Petronio.
Possiamo rifare i banchi, trovare nel terzo mondo i venditori ma i compratori
non li possiamo inventare. I negozianti interrogati mi confermano: ormai
la loro clientela è fatta per lo più di residenti, sempre
più rari gli avventori periferici. Andare in centro per andare
al mercato è un’usanza perduta, almeno per i generi di
uso quotidiano. Allora che si farà di questo “tempio”
di ferro, vetro e cataste? Forse le bancarelle dei libri ci indicano
una alternativa ardita.
Perchè non affittare i banconi alle piccole case editrici bolognesi,
ai nostri tanti scrittori locali, a quei poeti ai quali le grandi librerie
dedicano sempre pochissimo spazio? Perchè -lasciando più
o meno così com’è l’aspetto del “mercato
Clavature”, senza spendere troppo, non ne si fa un luogo per la
programmazione della cultura, la cultura della parola scritta e recitata,
del libro, in particolare del libro di poesia? In fondo se la vecchia
sala Borsa è diventata una biblioteca, una delle più belle
d’Europa, questo padiglione che ci riporta al passato può
essere recuperato anch’esso, ragionevolmente, alla cultura.
Attenzione. La proposta può parere bizzarra, ma i commercianti
vicini respirerebbero, con più passanti e meno concorrenti, ed
il Centro storico non vedrebbe inevitabilmente liberato un grande spazio
per le scorrerie della speculazione. Vorrei un passaggio dolce, senza
allontanare nessun vecchio verduraio. Nel Quadrilatero, se una farmacia
antica diventa un emporio di jeans e un “after hours” sfratta
una antica “buca” petroniana, lo fanno con “violenza”
cambiando il volto della città, rendendola uguale a tutte le
altre, a Singapore come alle periferie di Milano.
Sono cose che avvengono sotto i nostri occhi ogni giorno. La poesia
invece può convivere con il radicchio e le banane, e i libri
fanno diversa, migliore, Bologna da più di novecento anni. Bologna
è la città dell’Università, degli studenti,
dei poeti, si sa’. Allora....
Che ne pensate?
Scrivetemelo a:
davideferrari@yahoo.com
o alla redazione de
“La Tribuna”.
DAVIDE FERRARI