LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Una Maria, e si torna a vivere
Infine anche lui ha ceduto. Scrivo di quell’avventore del mio barbiere, 86 anni, ferrarese, anzi argentese, baffi a manubrio candidi, pelata rosa metallizzato. Xenofobo fino all’orlo del razzismo, impaurito dai Rom e dai “negher”. Avrebbe voluto perfino che i cinesi (“per carità lavorano, niente da dire”) si raddrizzassero gli occhi per non dargli più scandalo. Eppure anche lui si è arreso. E’ stata Maria, moldava, 27 anni, 1,72, occhi a laghetto, voce incantadora, carni nivee. “Be’ una badante così servirebbe anche a me”. Bando ad ogni razzismo, largo alla multiculturalità. I figli? ”E chi li vede mai?”. La portiera del suo palazzo, al Bitone? “ Lascia pur che dica, anch’io ho diritto all’assistenza. E poi.. Ma l’avete vista?”. Anche il barbiere, che l’ha veduta, si fa sognante. Nelle poltrone sky, fra chi attende una barba e un taglio al niente che ha in testa, è tutto un sospiro. “Ma quanto costa?” Poco. E’ sicuro Tugnen, ex fornaio, garzone fino ai settantacinque e poi basta lavorare. Suo zio, 94, ancora in vita, ha una ucraina in casa. “Una meraviglia! E costa poco!” Moldave, trasmistriane, rumene, slovacche, polacche, ucraine, bielorusse, è una dolce invasione. Prima le volevano i figli, spossati, delle anziane non autosufficienti. Poi anche gli anziani hanno avuto bisogno. Il guaio è che ora le agognano anche gli autosufficienti. “Non ti preoccupare, ho detto a mia figlia. La casa la lascio a te” Mi ridice, con un po’ di rabbia, raccontandomi tutto, Berto. Lei la figliola (“egoista!”) non vuole che lui socializzi troppo con la badante di Kiev. Ma è tutto un rifiorire di spiriti, che non si può arrestare. Certo, la morale va un po’ in sofferenza. E queste ragazze non meritano di essere considerate come fossero di “quelle”. Ma c’è anche un altro aspetto. I nostri vecchi, vedovi e desolati, tornano in vita. Non c’è di peggio della solitudine di un vedovo. “Era meglio che salutavo prima io. La Gigia ce l’avrebbe fattta a tirare avanti. Ma io che ci sto a fare?”. Dalla disperazione, dalla resa di frasi come questa, si passa a dichiarazioni d’intenti ben diverse. “Vorrei andare alle Budrie, Dmanga, se la Bianchina ce la fa. C’è un ristorantino…” Con chi fare il viaggetto, cappello in testa e velocità fissa ai quaranta, potete immaginarlo. Se si torna in strada è segno che una Ljiuba è arrivata. “Ha marito, è brava. Mica ci faccio niente.. Però vederla.. sentire che mi chiede come sto.. E’ una consolazione”. Le figlie, è normale, sono le più cattive, come lupe ingelosite aspettano che la badante riveli un interesse, un colpo d’ala da arpia, per cacciarla, in nome della mamma che non c’è più, dei soldi, della gente. Ma i vecchi resistono. E tornano a riempire i frigoriferi, si sforzano di allacciarsi le scarpe in casa e di chiudersi bene i pantaloni. Il pettine torna in mano. Dietro, i capelli ci sono ancora, a guardar bene, la schiena a tortiglione davanti allo specchio. L’unico vero pericolo è la bolletta del telefono. Ma come fai a fermare una Maria,se parla, con gli occhi illanguiditi dalle lacrime, con il bambino lasciato alla nonna ed al marito. Allora si corre, (meglio si saltella) a comprare un regaluccio da spedire, una bambola , un trattore. “Il bimbo vuole la Playstation ma io mi vergogno a chiedere perché non so cos’è. Tu lo sai ?” “Parlano troppo fra loro, però, e me an capisc n’ostia”. “Ma la notte, se sto zitto zitto, la sento russare. Ed è a casa mia. Hai capito!?” Ho capito.
Scrivete a:
davideferrari@yahoo.com

DAVIDE FERRARI