LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO
Le antiche manifatture dei tabacchi hanno fatto parte della storia delle città. Perfino la “Carmen” narra di sigaraie, donne moderne e passionali, libere perché operaie, in un tempo nel quale la casa o l’abbruttimento nei campi erano l’unico destino femminile. Ma i secoli passano e, oltre il declino del tabacco da fumo, l’espandersi delle città ripropone anche per queste particolari fabbriche l’esigenza di trasferirsi, lasciare i vecchi stabilimenti. Così è accaduto anche a Bologna. Al posto della Manifattura dei tabacchi di via Riva Reno, che un tempo era un lungo canale, c’è ora un parco, intitolato alle vittime dell’11 Settembre. Tanti bolognesi hanno voluto il parco con tutte le loro forze.
Purtroppo però, mentre si adattavano ai nuovi impieghi le strutture murarie e mentre si realizzava il parco procedeva il suo iter anche il progetto di edificare proprio lì, dentro il giardino dell’ex Manifattura un parcheggio sotteraneo da 500 posti auto. Sono in tanti a non essere d’accordo, l’Associazione del parco, la Parrocchia dei santi Filippo e Giacomo, gli anziani del Centro Costa, le mamme ed i papà della scuola dell’infanzia Mago Merlino e del nido Viganò. Tutti concordano che sarebbe un gran peccato cementificare una parte rilevante di un parco appena conquistato. Sono preoccupati per l’inquinamento, in un centro storico dove spesso l’aria è irrespirabile. Si domandano se non sarebbe meglio fare funzionare appieno i parcheggi già esistenti in quella zona, via Berti, Piazza VIII Agosto, via Tanari, Piazza Azzarita, che, dicono, sono sottoutilizzati. Certamente i nuovi insediamenti culturali in zona richiederanno più posti per le auto, ma appare un modo vecchio quello di curarsi dei problemi della viabilità e del turismo solo facendo nuovi parcheggi. Bisogna pensare anche a modi alternativi di spostamento. Il centro storico ha bisogno di dare ai visitatori il diritto di muoversi, ma ha anche bisogno di assicurare ai residenti il diritto di respirare. Inoltre il diritto a vivere deve essere garantito anche a quelle belle piante che rendono così gradevole il parco “11 Settembre”. Chi pensa a loro? Quante saranno abbattute per scavare il parcheggio? Due proposte allora. In primo luogo occorre valutare se il numero dei posti auto nel nuovo parcheggio non potrebbe essere ridotto, in fondo le “controproposte dei cittadini chiedono solo questo. Per salvare più alberi possibile e garantire la massima copertura verde. In secondo luogo occorre un impianto di monitoraggio dell’inquinamento, una centralina sul posto. Non solo per sapere che aria si respirerà, anche grazie alle auto che raggiungeranno il parcheggio. NO. Sarei più drastico.Se i valori supereranno il limite, allora “stop” al parcheggio. Si ha diritto di parcheggiare, ma non di morire e far morire di inquinamento. Forse stabilire questa norma costringerebbe a rivedere il progetto. Non sarà certo un male.
DAVIDE FERRARI |