Mario Luzi,
un’amante di Bologna
Questa settimana pubblichiamo il testo integrale del ricordo del grande
poeta fiorentino recentemente scomparso, svolto da Davide Ferrari, in
Consiglio Comunale. “Grazie signor Presidente, Abbiamo ascoltato
le parole chiare e molto belle del professor Guglielmi che io voglio
ringraziare, per il saluto che ha dato a Luzi all’inizio del nostro
Consiglio comunale. Io innanzitutto vorrei dire una cosa: ci sono nelle
città, italiane, tutte così ricche di personalità
e di storia, dei luoghi un po’ nascosti dove si svolge quasi un
turismo dell’anima. Pochi lo sanno, ma quei pochi negli anni diventano
molti. Un luogo di questo genere a Bologna per esempio è - potenza
del nome - via de’ Poeti, perché lì abita e lavora
da tanti anni una grande e nascosta personalità di questa città.
Per Firenze, oltre certo Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Orsanmichele,
Santa Croce, c’era anche via Bellariva, per tanti di noi che tante
volte hanno deciso di fare i Lungarni un po’ di più per
raggiungere una casetta normalissima dove un signore borghese ha vissuto
molti anni. Questo signore era Mario Luzi, una persona straordinaria,
che quasi - ha detto molto bene Guglielmi - scambiava la difficoltà
dei suoi versi con un’assoluta facilità del suo lavoro
di insegnante, di amico dei giovani, di amico della poesia militante
italiana. Mi è capitato di recarmici tante volte e purtroppo
ho mancato quello che poteva essere un ultimo, ma non lo sapevamo, importantissimo
appuntamento, quello che alcuni studenti, intellettuali bolognesi, la
Bottega dell’Elefante, il Gramsci, e alcuni studenti del dipartimento
di letteratura italiana, dell’Università, hanno avuto,
di recente, con Mario Luzi. Una bellissima conversazione che adesso
è agli atti - credo - non solo di queste realtà e di queste
associazioni, ma forse in qualche modo anche della storia di Bologna
in cui dopo una ampia lezione per fortuna, sulle costanti, le grandi
costanti della poesia italiana, Luzi parlò molto a lungo della
nostra città. Ne parlò con grande affetto e stima per
l’allora candidato Sergio Cofferati, e con grande amore per Bologna.
Luzi ebbe a dire una cosa che mi ha colpito, anche perché mi
sono ricordato, insomma, di avere avuto anche altri testimoni, uno è
Manolo Montalban, che hanno detto un po’ la stessa cosa, che Bologna
è una città dove i portici, essendo fatti di ombre e di
luce, sono capaci di testimoniare una natura morale della città
molto contraddittoria, amante della trasgressione e amante di tradizioni
imperturbabili, una città dove gli intellettuali sono chierici
e rivoluzionari assieme. Sono frasi su cui riflettere, la nostra è
una città che ha bisogno di persone che riflettano su di lei,
di viaggiatori, ma anche di amanti vicini, anche se abitanti altrove,
come era appunto Mario Luzi. Infine, l’ultima cosa che voglio
ricordare di questo nostro grande maestro è una cosa invece che
mi capitò personalmente. Io andai da lui per chiedergli in qualche
modo un viatico, in un momento molto impegnativo per me, in cui fui
chiamato, a far parte in una sorta di giurì per stabilire se
il “Diario postumo” di Montale era effettivamente ascrivibile
al poeta o viceversa si trattava di una interpolazione. Luzi evitò
- francamente - di rispondermi direttamente dandomi un suo giudizio,
che sarebbe stato, voi capite, in qualche modo definitivo, ma mi disse:
“tu devi andare, se ti dico di andare un perché ci sarà.
Fatti guidare dall’amore per Montale, non pensare al parere di
tutti coloro che hanno scritto su di lui” e che quindi, come a
dire, completai io l’interpretazione delle sue parole, non amavano
chi aveva la proprietà di quell’eredità, se non
si trattava di loro stessi. Ecco io andai, andai senza un parere esplicito,
ma andai con la certezza di non sbagliare poi troppo. Ecco, forse sarebbe
importante che fosse lo Stato italiano a farsi garante e a curare direttamente,
come avviene in altri paesi, dell’importanza e dell’accertamento
storico della vita e delle opere delle figure per noi più rilevanti.
Ieri per Montale, oggi, auspico per Mario Luzi. Anche qui il carattere
pubblico non vuol dire avocare dalle responsabilità private e
personali, ma davvero una persona così padrona di sé,
come Luzi, sono certo non conoscerà, come purtroppo è
capitato ad altri, nessuna, nemmeno la più lieve increspatura
dell’acqua, sulla gestione sulla sua futura rilevanza morale,
civile e poetica. Da quella lezione, cioè di non curarsi di chi
scrive dei poeti, ma solo della loro importanza, della loro imperturbabilità,
possiamo credo, ragionare anche per quanto riguarda la sua stessa figura,
per salutarlo senza lasciarlo mai.”
Cosa ne pensate? Scrivete a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI