LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Verrà Lenin, pirimpinpin..!
Mia nonna era una donna dedita alla famiglia, una brava pittrice, ma soprattutto era una rammemoratrice. Rammemorava, ricordava, i motivetti, le canzoni, così come i fatti che aveva sentito o visto per una intera lunga vita. Ogni giorno che ho potuto passare con lei ho imparato qualcosa ed ora, a mia volta, ricordo cose di un passato a me remoto, veri e propri pezzi di storia. “Verrà Lenin, pirimpinpin, pirimpinpin” era uno dei suoi mille ritornelli. Lo aveva raccolto ai tempi della settimana rossa e delle violente reazioni fasciste, siamo ai primi anni ’20. Per gli uni era un auspicio, era fare la rivoluzione almeno cantando, per gli altri diventava irrisione, sberleffo a chi in Lenin sperava. Mi è tornato in mente nel compiere uno dei miei frequenti sopralluoghi nel grande e tribolato Viale Lenin. Corre da Via Emilia Levante, nel quartiere Savena, fino a via Larga. E’ una zona bella e in crescita. Tuttavia è da sempre esposto a gravi oneri di traffico e di inquinamento e, in questi anni, ha vissuto molti travagli: nuove edificazioni, la vicenda del distributore di benzina progettato a detrimento del verde, il trasferimento e poi le attività del TPO, con tante belle cose ma anche l’angoscia di chi non dorme per il rumore. Poi è venuta la pessima vicenda della demolizione dell’ex-Euroaquarium (angolo Emilia-Lenin) ed il rischio che ora corrono pini ed altri alberi, dopo che l’arte del grande architetto Melchiorre Bega, che lì aveva il suo studio, è già stata abbattuta. Non parliamo poi degli incidenti stradali, dei pericolosi incroci con la via Emilia e con via Lincoln. E ancora i problemi di sicurezza e di integrazione sociale, il centro di accoglienza e il dormitorio, con annessi problemi di pulizia del piccolo cantiere aperto per sistemarlo, trascinati per mesi. Si può dire che quasi ogni giorno, in questi cinque anni di attività come consigliere comunale ho ricevuto segnalazioni e, ovviamente, cercato di dare una mano a risolvere problemi. Vi racconto l’ultimo. Mi ha avvertito un competente consigliere del Quartiere, Maurizio Ghetti, di un fatto curioso, e sono andato a verificare, di viso e nelle carte. Al numero 14 di viale Lenin vi sono due fabbricati di derivazione rurale, una casa ed un fienile con un pozzo, di proprietà del Comune. Da tempo tante associazioni ed il Quartiere hanno messo gli occhi su questa risorsa. Si chiede una ristrutturazione che recuperi i fabbricati, ampi e belli e ne faccia un centro di attività culturale e sociale. Il Comune di Bologna aveva messo, finalmente nel piano dei lavori pubblici, uno stanziamento per oltre due miliardi, detto in vecchie lire, per fare l’intervento. Era previsto, anzi è ancora previsto, nei documenti di Bilancio, votati a Dicembre, come da farsi nel 2005, già finanziato. Eppure in data 12 Febbraio ecco una giravolta, il Comune di Bologna indice una gara per una concessione trentennale rinnovabile a privati per l’uso di viale Lenin 14, in cambio dei lavori di ristrutturazione. In sostanza non vi sarebbe più l’onere per il Comune, è vero, ma chi pagherebbe e per quale fine? Nel bando è scritto che i piani terreni dei due edifici potranmno essere adibiti ad attività di ristoro. Fini sociali, sì, ma par di capire con belle entrate. Solitamente quando si emettono questi bandi già si sono individuati dei possibili interlocutori. Come mai la Giunta ha cambiato idea? Perchè non si è pensato di favorire l’accesso anche a realtà associative minori o di giovani che certo non possono pagare la ristrutturazione, come chi vincerà. E ancora come mai nessuno ne sa nulla. Ne il Quartiere, ne i cittadini della zona? La mia proposta è semplice e consonante con il documento che il Savena ha approvato, su proposta di Ghetti. Si decida se dare a privati o fare con soldi pubblici solo dopo che i cittadini del Quartiere possano aver preso visione e discusso in assemblea su progetti diversi e scelto ciò che a loro più piace. Il viale di Lenin ne ha già viste troppe.
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DAVIDE FERRARI