Leggete
bene le istruzioni, perché “loro” non vogliono
Pasticche per la tosse, colluttori, antiacne, tutti i farmaci, anche
quelli più innocenti potrebbero avere effetti collaterali. Ma
chi ci avverte? Il medico è dribblato dall’uso di massa
di farmaci senza ricetta. Qualche volta ci allerta il farmacista. Ma
più spesso il nostro interlocutore dall’altra parte del
banco appare più uno svogliato commesso che un dottore con laurea
quinquennale. La stampa cerca lo scandalo, ricordate il pacchetto di
latte con l’inchiostro assassino? Più raramente informa
con coscienza e costanza circa i rischi dell’uso dei farmaci.
Una legge che conosco appena, ma pare una cosa seria, obbliga le industrie
farmaceutiche a inserire sulla confezione e, quel che più conta,
nella pubblicità televisiva l’avvertenza di leggere attentamente
le istruzioni e di valutare che l’uso del farmaco potrebbe avere
effetti collaterali. Siamo in Italia, tuttavia. Fatta la legge, spesso
la migliore del mondo, trovato l’inganno, il più subdolo.
Guardate i caroselli pubblicitari, e ascoltateli. Sentirete la voce
suadente che vi trasporta in quel mondo fatato dove abitano giovani
per i quali il tono più sensuale serve per conversare di gengive,
cacca o mestruazioni. Quel mondo ha bisogno di quella voce. Rende quotidiana,
normale, la più astratta delle conversazioni. Così quella
dove due ragazzi dall’aria un po’ intellettuale parlano
e ingeriscono il verde liquido di un anti-afte come fosse Centerbe.
A un tratto però la voce impazzisce. E’ al termine dello
sketch. Proprio al momento di avvertire delle avvertenze, la voce si
velocizza e si spegne insieme. Diventa come quella che usciva dai vinile
al portare il selettore dei giri al minuto dai 33 ai 45. Ecco la truffa,
e l’insulto. La truffa: noi cittadini abbiamo il diritto ad essere
informati sui rischi, a farci ricordare che questi prodotti sono medicinali.
Invece no, con un trucco il diritto viene annullato, la pubblicità
diventa uguale a quella di una cioccolata o di un’automobile.
L’inganno: il motivo per cui la legge prescrive questi avvisi
mi pare chiaro. Solo a condizione che ci siano può essere ammessa
pubblicità per ritrovati che dovrebbero essere usati solo al
momento di un bisogno vero, non di un bisogno indotto. Invece veniamo
ingannati, l’informazione ci è tolta e si tende a confonderci
circa la natura dell’oggetto pubblicizzato. Cari farmacisti, non
volete che i supermercati vendano le aspirine perché, dite, solo
il farmacista può e deve guidare verso un acquisto consapevole?
Bene. Ma non avete niente da dire su questa irritante commedia della
voce impazzita. Ogni giorno è in TV. Non ve ne siete accorti?
E voi, popolo delle “Authority”, delle infinite autorità
di vigilanza, sul mercato, il consumo, la privacy ecc. non avete nulla
da rilevare? Non cito la Magistratura, altrimenti dovrei andare in Procura.
Siamo in Agosto, non ne ho voglia. Però la rabbia mi cresce.
Chissà, a Settembre…
www.davideferrari.net - davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI