Lavavetri:
quello che penso, quello che ho vissuto
Oggi i soldi non bastano per arrivare a fine mese. Per questo siamo
tutti più cattivi. Per esempio di fronte ai problemi dell’immigrazione.Sento
crescere un razzismo popolare. In città. Nei Bar, sugli autobus,
nei mercati. Per questo non basta far finta di niente e ripetere giaculatorie
sulla società multietnica. Bisogna parlare con la gente, con
il suo stesso linguaggio. Proprio per affermare i grandi valori della
convivenza e dell’eguaglianza con una lingua sincera, comprensibile.
Se in molti segnalano il problema dei lavavetri agli incroci: parolacce,
minacce più o meno gravi e, qualcuno dice, graffi alle carrozzerie
dei non paganti, non si può alzare le spalle e guardare dall’altra
parte. Se si è amministratori pubblici. Per questo il Sindaco
Cofferati ha fatto bene a dire quello che ha detto. A dire che se non
si sorveglia e riduce il fenomeno si può innescare, proprio lì,
un focolaio di reazione razzista ed intollerante. lo scrivo qui, su
questo giornale dove posso controllare quello che scrivo. Ho evitato
di dichiarare qualsiasi cosa ai giornalisti che in questi giorni “braccano”
i politici, più o meno autorevoli, in caccia di polemica. Ho
scelto di scrivere parole misurate e precise perchè il problema
non è semplice, non ha una sola faccia. Una rivelazione personale:
anch’io sono stato un lavavetri. Tanti anni fa, a Bruxelles, per
“mantenermi”, mentre, da pacifista, protestavo davanti alla
sede della Nato contro gli Euromissili.1981, mi pare. A tanti che mi
conoscono sembrerà incredibile, ma è così. L’ho
fatto e ho visto com’è. La gente dice che ci si arricchisce.
In realtà si diventa ricchi di schiena rotta e di gas nei polmoni.
E di insulti e di tante monete, in dieci-quindici ore, quante ne occorrono
per sigarette, birra e panino. E poi ci sono “i colleghi”
e qualche volta i loro “padroni”. Non dappertutto c’era
un racket, ma qualche volta un racket, magari familiare o tribale, l’ho
incontrato. Venticinque anni fa Parigi e Bruxelles ed Amsterdam erano
già quasi come oggi sono Bologna e Roma e Milano. “Negri”,
maghrebini, cinesi e ... italiani. A me, in quanto italiano, qualche
belga si rifiutava perfino di vendere il biglietto per la Metro. I poveri
non sono belli, e si comportano male, la gente in strada non è
fatta di fiabeschi clochard ma di incalliti nella disperazione e pronti
a reagire a tutto, e quasi sempre non si sa come. Ma il razzismo è
una brutta bestia.Ti si attacca addosso, sulla pelle e nel cervello.
E le persone, come le città muoiono, piano piano, nell’odio.
Allora, caro Sindaco, per quanto mi riguarda vai pure avanti. Con l’attenzione
che non basta il consenso che pure c’è. Quando è
figlio del rancore di tanti nostri cittadini a cui i lavavetri non piacciono.
Bisogna, come sai bene, fare molto di più. I controlli devono
essere reali, e non sarà affatto facile farli con professionalità,
senza risse. Bisognerà anche sapere indirizzare altrove chi vuole
fare “lavoretti” ai margini, piuttosto che delinquere o
prostituirsi. Se fare il lavavetri non sarà più concesso
sia l’ultima spiaggia, bisogna che di “spiaggia” ce
ne sia un’altra. L’associazione “Piazza grande”,
è noto, ne ha inventata una qualche anno fa, con la vendita dei
giornali. Forse anch’essa è da rivedere, ma l’esempio
è ancora inportante. Insomma come ha detto, in politichese, ma
con ragione, qualche mio collega in Consiglio comunale “ bisogna
unire la scelta della legalità alle politiche sociali”.
Traduciamo questi “paroloni” in fatti. O il consenso diventerà
la mela avvelenata della strega di Biancaneve. Scorciatoie io non ne
conosco. Buon lavoro, dunque, caro Sindaco.
Scrivete la vostra opinione a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI