LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

“La poesia che risvegliava in noi”
Ricordo di Jean-Michel Folon a Bologna. Ho ringraziato molto il Presidente del Consiglio comunale, il professor Sofri, e il Sindaco per avermi chiesto di ricordare Jean-Michel Folon, recentemente scomparso. Ho molto amato il colore acquerellato e sognante dei suoi piccoli uomini volanti. E come me tanti lo amavano, in tutto in mondo, è vero, ma anche nella nostra città che gli era cara e dove aveva amicizie e frequentazioni costanti. Sono certo che non mancherà il Consiglio di prendere iniziative ampie di ricordo e di gratitudine verso questa grande figura, che ci ha lasciato pochi giorni fa. La malattia era nota, una che spesso viene definita con empietà come fra quelle che non perdonano, eppure la leggerezza, l’attività costante, il sorriso del maestro Folon facevano apparire l’esito - pure inevitabile - come ancora lontano. Invece purtroppo Folon è mancato, proprio a pochi giorni dalla grandissima mostra al Forte del Belvedere a Firenze. Una mostra - voglio ricordarlo - promossa dal Centro Studi Morandi, cioè da una realtà della nostra città. Poche parole per percorrerne la biografia. Era nato in Belgio, vicino a Bruxelles, il primo marzo del ‘34, si era dedicato al disegno lasciando i suoi studi di architettura. Era diventato via via una celebrità internazionale, dapprima come illustratore, (ricordiamo le presenze sulle più prestigiose riviste del mondo, Horizon, Exquire, Time, il Newyorker), e poi approfondendo e moltiplicando, incommensurabilmente, le sue espressioni di artista, come pittore, acquarellista e poi scultore, e, oltre che per il proprio piacere personale, anche per la preparazione del suo lavoro, sensibilissimo fotografo. Folon ha avuto molti rapporti con la nostra città. Intanto ha avuto molti rapporti con l’Italia, e vogliamo mandare un saluto di amicizia e di cordoglio alla moglie, la signora Paola, Paolina Ghiringhelli, italiana, e alla sua famiglia. I rapporti con Bologna sono stati molteplici, ne ricordo qualcuno, sperando di non far torto alla memoria più approfondita di altri. Innanzitutto il bellissimo manifesto per il “2 Agosto”, che gli fu richiesto dal Comune di Bologna, dall’allora sindaco Zangheri, e con il quale iniziarono i grandi contributi degli artisti, dei musicisti di tutto il mondo per la solidarietà a Bologna dopo l’orrenda strage. E’ il famoso manifesto delle lancette impazzite, dell’esplosione del tempo. Seguendo il filo degli anni questa amicizia e familiarità con la nostra città si è via via amplificata, in particolare attorno al grande amore per Giorgio Morandi, alla partecipazione a quello che la nostra città faceva in rapporto al suo grande artista, in particolare per impulso di Marilena Pasquali. Voglio ricordare la mostra del ‘96 che gli dedicò il museo Morandi, di pitture e già di sculture, le prime sculture. Proprio a Bologna, così si racconta, andando all’inizio degli anni ‘90, mentre con Leo Lionni, un’altra grandissima figura di illustratore, ebbe occasione di “andare a vedere” la fonderia Venturi, Folon cominciò a pensare alla scultura, alle grandoi sculture. Suscitò allora anche perplessità e dubbi tra i suoi amici. Come poteva questo pittore delle ali, delle figure volanti, dedicarsi alla scultura? Bene, proprio la mostra del museo Morandi dimostrò questa possibilità felice. Due grandi opere che sono nella nostra città, due sculture donate al Museo Lercaro. Il segno di un legame fra l’opera in bronzo di Folon e la sua presenza a Bologna. La nostra città, negli anni seguenti, volle dire, per Folon,la mostra a Palazzo Malvezzi sull’arte per la pace e i diritti umani, il logo che gli chiese Vittorio Prodi e che lui donò alla Provincia di Bologna per la scuola di pace di Marzabotto. E poi sempre Morandi. La nostra città possiede anche 37 fotografie di Folon, da lui riprese nell’atelier di Morandi, proprio a testimoniare la straordinaria passione comune coloristica, la filialità che lui intendeva avere con il nostro grande pittore. Il tempo stringe, Folon non si racchiude in pochi righe. Per salutarlo ho pensato di leggere qualcosa di Calvino. Il Calvino della “leggerezza”, delle “lezioni americane”. Ho poi constatato che anche altri hanno avuto la stessa idea, come il Sindaco di Firenze Domenici. Si pensa a Calvino per salutare Folon, quando scrive: “Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi del nuovo millennio sceglierei questo, l’agile salto improvviso del poeta filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quello che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosi, aggressiva, scalpitante, rombante, appartiene al regno della morte”.
Ecco, ricordando con quanta amicizia molto ha dato alla nostra città e all’Italia, così ricordiamo Folon: come colui che con il suo disegno mille e mille volte ha fatto e farà compiere alla poesia assopita nei nostri occhi, risvegliandola, commuovendola, quell’agile salto che ci dà vita.
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DAVIDE FERRARI