Scrivere,
nella notte. Dopo Italia-Germania
Scrivo chiuso nella mia stanza. I doppi vetri della lunga finestra che
da’ sul terrazzino sono ermeticamente serrati. Fuori, incoercibile,
si è scatenata la gioia. Un’ora fa l’Italia ha battuto
la Germania. Vittoria! Sì, vittoria. Anche gli intellettuali
cedono. Non mi dispiace. Anzi sono proprio contento.Del resto se la
voglia di tifare dovesse crescermi potrò sempre appellarmi all’esempio
dei grandi scrittori che furono appassionati del calcio, magari appena
un poco più pulito. Pavese, Pasolini…. Pasolini. Chissa’
che cosa farebbe adesso?. Dopo averlo tanto studiato, mi viene a volte
di pensarlo come una persona conosciuta e cara. L’ho seguito nelle
tracce della sua gioventù, a Bologna. So’ tanto di quello
che scriveva a quel suo tempo, dei suoi amici ed amiche. Di come viveva,
quando l’irreparabile della sua vita, forse, poteva ancora essere
messo al riparo. E’ un ragazzo, quello che ho conosciuto, non
il divo, il guru straziato e famelico dei giorni romani. Se fosse qui
gli direi le cose più sciocche e sincere. Gli raccomanderei di
stare attento in una notte così, di non esagerare, persino di
non mettersi in brutti giri. Sarà strano ma mi viene da fare
lo zio, con il pensiero. Forse è l’eta’. E mia figlia
cosa fa ora? E’ meglio telefonare. E mio padre? Telefono. Non
è troppo contento, ma è contento. E mia madre? Mia madre
non c’è. Ormai da qualche anno. Pure, la prima telefonata
che viene in mente di fare, dopo ogni emozione, è a lei. A lei,
sempre. Credo sarà così finchè vivo. E nell’82
uscimmo assieme, su via Murri a festeggiare, fino al centro. Io avevo
una giacchetta nera e lei una veste colorata. I giovani erano come quelli
di oggi. In una gelateria di Piazza Santo stefano passò una ragazza
bionda, ci guardammo un poco. Scrisse il suo numero di telefono sulla
mano. Me lo fece vedere, un attimo, poi chiuse il pugno. Rideva, piano.
Mia madre se ne accorse. Era lieta. I genitori sorridono, con una innocente
e arresa malizia, ogni volta che il loro figlio maschio sembra piacere.
Avevo vent’anni. Oggi, sono pochi minuti, sono passate due ragazze
moldave, Occhi di acqua. Come sono belle. Ma è una vita intera
che passa con loro e non mi sfiora. Altro è il tempo. Altro.
Per questo sono felice di scrivere, un po’ solo. Sentite? Bologna
non va a dormire. Grida, scandisce slogans improbabili su “chi
non salta…”, si rovescia su vespe e auto scoperchiate in
un flusso di tricolori. Vorrei un gelato, come quell’estate ’82,
ma non ho voglia di correre, nemmeno di camminare. Solo mi divido fra
il guardare e lo scrivere. Penso a chi vincerà. Italia o Francia?
Anch’io come tutti, soprattutto i vecchi e i quasi vecchi, mi
fermo a teorizzare, ad almanaccare. Per fortuna non conosco i nomi delle
riserve, altrimenti anch’io sputerei sentenze, con gusto o con
rabbia, su chi dovrebbe giocare la finale. La finale? Un momento: non
so quando si giocherà. Con esattezza non lo so. Devo essere l’unico
al mondo a non saperlo. Ecco, almeno in questo resto diverso. Ricordate
Nanni Moretti, in “Caro diario”? Diceva, ad un tipo tosto
in spider, fermo a un incrocio, (a Ladispoli ?): “ Io amo le persone,
ma sarò d’accordo sempre con una MINORANZA di persone…!”.
Eh sì, si vede che anch’io sono un po’ come lui.
Che bellezza!! L’identità è salva, salvo l’onore.
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davideferrari@yahoo.com, www.davideferrari.net
DAVIDE FERRARI