L’Italia più grande non era in quelle due Piazze di Roma
La questione della laicità dello Stato e delle forme della presenza dei cattolici nella vita politica si è riaperta in modo dirompente. Vi sono cause di ampia portata. sono note ma non è inutile provare a citarle. Così la crisi delle ideologie narrative, delle loro definizioni del progresso, che riporta i corollari ideologici delle fedi in primo piano, apparentemente senza contendenti e comunque senza più il senso di un limite imposto loro dall’evoluzione storica. Ma anche il sempre più marcato pluralismo delle scelte di fede e dei comportamenti etici che sembra spingere la Chiesa cattolica, soprattutto nei paesi di più solida o quasi esclusiva presenza, ad una battaglia aspra per la difesa delle aree di egemonia. In talia questi fenomeni convivono, com’è evidente, con vicende più ravvicinate: la scomparsa della Democrazia Cristiana e la fine, in un sistema bipolarista di un “centro” dove, naturaliter, possano confluire le adesioni e le scelte di militanza della parte dell’opinione cattolica più influenzata dalle gerarchie e dalla struttura di appartenenza della Chiesa. Una situazione dove il crinale delle maggioranze sembra impossibile da varcare senza la conquista del voto cattolico più organizzato. In questo quadro dove ogni compromesso sembra rotto per sempre, o destinato a rompersi, cerca di realizzarsi un processo di modernizzazione della politica, il partito democratico, che ha bisogno come l’aria di un confronto che non si radicalizzi su visioni generali e contrapposte della società e della vita. il PD può “farcela”? Può imporre dialogo e collaborazione a chi punta sulla globalità, sull’interezza delle scelte? Se ogni volta dovesse risolversi come sabato 12 maggio, con la lontananza di centinaia di migliaia di cattolici da problemi evidenti, come la regolarizzazione delle convivenze e da diritti civili oggi fondamentali come l’eguaglianza fra cittadini a prescindere dal loro orientamento sessuale, il pessimismo sarebbe più che giustificato. Se a questa lontananza gridata dovesse contrapporsi, ogni volta, l’organizzazione di orgogli irriducibili e di fortilizi di resistenza laica il pessimismo troverebbe ragioni ulteriori. E’ evidente che occorre reagire, invertire il processo in corso, proporre all’Italia strade diversa. Innanzitutto riferite al senso di responsabilità. L’unità della Repubblica non può reggere la prova di un confronto di civiltà al proprio interno. Devono essere messe ben in chiaro le conseguenze che produrrebbe: il blocco dell’integrazione dei migranti, l’approfondirsi della diversità fra Nord e Sud, fra città e provincia, fra le generazioni. Il PD appare l’unica grande forza che può rivolgersi all’opinione pubblica, verrebbe da dire a tutti i cittadini di buona volontà, per affermare il proprio No allo scontro, per proporsi come garante della serenità pubblica, dell’avanzamento dei diritti, del senso dei doveri, della possibilità di far crescere assieme la Repubblica. Proprio i suoi caratteri plurali, e quindi laici, possono trasformarsi da afonia in fattore di egemonia positiva. Il Partito Democratico può esssere compreso come una roccia alla quale ancorarsi nella tempeste delle guerre di identità, nel gioco tragico delle reciproche esclusioni e delegittimazioni. Ma non è per nulla scontato che questo accada, e soprattutto non è qualcosa che si può ottenere senza una franca battaglia politica. In primo luogo per rivolgersi a tutti gli italiani, bisogna definire il proprio “spazio politico”, il proprio campo di proposta. A tutte le tradizioni che stanno dando vita al partito nuovo, da qualunque esperienza politica provengano, spetta il copmpito di contribuire con fermezza, a viso aperto a questo chiarimento. Una chiarezza alla quale è ancor più necessario contribuiscano, proprio ora, all’inizio del percorso, i cattolici democratici che credono al PD. Una affermazione di diretta derivazione ecclesiastica della propria posizione politica non può essere la linea politica di nessuno che ambisca a determinare l’asse della politica del PD. Sono certo possibili percorsi individuali, o di nicchia, ma “qui è Rodi e qui bisogna saltare”: senza laicità il PD non si può fare, bisogna comprenderlo subito e scegliere. Così non potranno accadere, senza gravi danni, forse irreparabili, adesioni e promozioni a manifestazioni, anche se rilevantissime come il Family day, da parte di esponenti di primo piano, “personalità generali” del PD. Non solo perchè il centro delle richieste di Piazza S.Giovanni è stata la cancellazione di una proposta del Governo ma anche per il modello di partecipazione politica che quella piazza ha rappresentato. Senza questa chiarezza, il senso medesimo del PD si appannerebbe e la roccia sarebbe sommersa dai marosi. Al contempo, invece di dare vita a correnti laiche del PD ed a rimpiangere la propria mancata partecipazione a a quella sorta di “Anti-Ds day” che è stata Piazza Navona, è necessario che la sinistra laica che crede nel Partito Democratico affermi una propria visione, autonoma da chi ritiene, con o senza strumentalizzazioni, nella priorità della reazione, della risposta “colpo su colpo” alle iniziative della CEI. A quei compagni che erano in piazza Navona, e a quelli che tanto si dolgono di non esserci andati, va chiesto che riconoscano che la loro visione non può non essere che di componente, non può pensare di sostenere, per quella via, un futuro laico all’Italia. E allora occorre loro chiedere che ammettano che la loro stessa iniziativa presuppone che ci sia ed agisca una ben più grande forza che garantisca il quadro del confronto. In sintesi: il PD “s’ha da fare”, o i rischi di esplosione identitaria si faranno di guiorno in giorno più gravi. Per farsi, il PD deve parlare , e per primo, oltre che ascoltare con pazienza le manifestazioni altrui. Deve parlare, se non con una voce sola, con una gamma di voci compatibili e maggioritarie, perchè responsabili, capaci di farsi riconoscere e scegliere. L’Italia più grande è quella che vuole rispetto per tutti, che non crede alle scomuniche, proprio mentre è allontanata da ogni sottovalutazione del fenomeno religioso. Gli italiani che, o con “sapientia cordis”, con “la sapienza del cuore”, o con l’intelligenza, con la capacità di capire la realtà, vogliono, ad esempio, che una famiglia stabile sia la possibilità data a tutti, magari con nomi diversi, sono la vera maggioranza che molti vorrebbero silenziosa. A noi apparire credibili, dare loro fiducia perchè riprendano la parola.
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DAVIDE FERRARI