LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Guglielmi in azione
Qualche settimana fa, la piccola grande Bologna che gira attorno ai fatti della cultura sembrava caduta in sommesse convulsioni. Lo sconvolgimento sembrava forte solo trattenuto, sotto traccia, sommesso appunto, per il clima di attesa e rispetto che circonda la giunta di Sergio Cofferati. Il perchè di queste estemporanee commozioni è presto detto. Un importante quotidiano scriveva di una decisione dell’Assessore alla cultura di Bologna, Angelo Guglielmi, orientata a non trasferire più la Galleria d’arte moderna nella nuova grande sede, l’ex-Forno del pane, prossimo alla “Manifattura delle Arti”, in Via Don Minzoni. Son passati pochi giorni e tutto si è chiarito. In primo luogo l’arte moderna troverà effettivamente posto nel rinnovato palazzo, nel 2007. Nel frattempo una ingombrante scala che avrebbe determinato la riduzione degli spazi effettivi verrà rimossa. Per quanto riguarda il Museo Morandi, invece, nessuna fretta. L’eventuale trasferimento, da Palazzo d’Accursio alla nuova GAM avverrà solo quando sarà stato definito un progetto davvero convincente di rilancio. Personalmente ho partecipato alla riunione della Commissione Cultura nella quale Angelo Guglielmi ha dichiarato i propri orientamenti. Voglio testimoniare la mia felice sorpresa. Tanti conoscono la straordinaria carriera culturale di Guglielmi, ma già quel “buon senso” che porta a pensare e a dire solo sciocchezze aveva cominciato a mormorare nell’ambiente la vulgata della banalità: “come si fa a cambiare un progetto giunto ormai alla fine dei lavori ?” “bisogna che i politici, e solo loro facciano amministrazione altrimenti - vedete- si fa solo confusione!” E invece no. Aveva ragione Guglielmi. Serviva più cultura e senso di responsabilità. E’ inutile inaugurare opere fatte male, quando con poco si può consegnare alla città qualcosa di veramente utile. Questo per la scala. E per quanto riguarda il Museo Morandi (nela foto una stanza), sono d’accordo, non servono decisioni burocratiche, tutte rivolte a cancellare una “felix culpa” di Bologna: avere fatto un museo dedicato al più grande maestro del Novecento in un posto sbagliato ma di meravigliosa visibilità. Di avere fatto cioè, in risposta al grande regalo della sorella del maestro, un atto di ingegnua, ma bella felicità, avere reso disponibile il cuore della città. Soltanto quando ci saranno le condizioni per avere al Forno del pane una analoga “ricchezza di cuore”, solo allora Bologna potrà spostare lì il suo tesoro. Per fortuna, abbiamo un assessore serio e in gamba. Che Dio lo conservi e che la “ragazzaglia aizzata” degli pseudopolitici da quattro soldi non lo disturbi.
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DAVIDE FERRARI