LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

I giovani di Francia, qui, sotto i portici bolognesi
I giovani di Francia non vogliono una legge che li farebbe schiavi. Hai un lavoro? Se al padrone salta il ticchio ti licenzia quando vuole. Se sei giovane, stai zitto e porta a casa. Così dice la legge dell’elegante primo ministro De Villepin, che pare il prodotto di un incrocio fra Berlusconi e Renato Balestra. Dicono che è fatta per ridurre il lavoro nero. Sì, così avranno la servitù bianca. Il viceministro Sacconi, polista colto (riesce a dire insulsaggini anche in inglese), giura in tivù che da noi è tutto diverso. Quindi, ragazzi italiani state calmi. Anzi, magari, come avete fatto nel 2001 votate per il Cavaliere e auguri. Io passeggio per la Piazza, nella Bologna di questi giorni di piovosissima e triste primavera. Mi piacerebbe essere a Nanterre. Giovane. Combattere un po’. Dare una mano per isolare i violenti, perchè no? Insomma stare nel movimento. Lo so, alla mia età e con la mia pancia è un po’ patetico. Ma almeno non sarebbe stare con le mani troppo in mano, in questa campagna elettorale dove oltre al fiato sembrano sospese anche le idee. I precari ci sono anche qui. A Bologna, dappertutto. Nelle pizzerie, nelle strade, con la scopa in mano, hanno il colore della pelle scuro, del Bangladesh e delle Filippine. Nelle case dei nostri vecchi hanno gli occhi verdi e le mani bianchissime delle badanti dell’Est. Negli uffici, dappertutto hanno la nostra pelle, sono i figli della mia generazione, italiani alla merce’ di altri italiani che li prendono in giro, contratto precario dopo contratto precario, che non avranno mai la pensione, che devono stare zitti di fronte ai superiori. Come nel ventennio. Esagero? Non credo. Chiedetelo ai giovani di oggi e ve lo racconteranno. Mentre la tivù propina orge di corpi bellissimi, di giovani in vendita, ad ogni ora, ogni minuto. Un insulto alla vita, quella vera, l’unica che abbiamo, non un inno alla libertà. Continuo a passeggiare, con la testa piena di questi pensieri. Un po’ confusi, gonfi d’indignazione. Ma allora ho, avete, abbiamo qualcosa da fare anche qui. Si’. Spegniamo i televisori e, slacciata la cravatta, torniamo alla lotta. Mi sembra che i ragazzi della Sorbonne stiano correndo, accanto a me, sotto il Pavaglione. “BA-STA PRE-CA-RIA-TO, BA-STA PRE-CA-RIA-TO” E’ questo lo slogan? Ma è “qui la festa”? Dove? Come? Con chi? Almeno con le nostre speranze, sono una buona compagnia. Scrivete a davideferrari@yahoo.com

DAVIDE FERRARI