Piazza Galileo:
un passo avanti e due indietro
In pieno centro, anzi nel cuore di Bologna, vivono due piazze senza
identità. Una più grande, Piazza Roosvelt, praticamente
un parcheggio, ed una, più piccola e più interessante,
Piazza Galileo. Quest’ultima vede edifici molto diversi, come
la Questura, un vero e proprio esempio di “Stile Littorio”,
che, nonostante numerose rivalutazioni, a me continua a non piacere
per nulla, e invece una piccola Torre medievale, anch’essa oggi
ospite di uffici della Polizia. Al termine della Piazza, guardando dalla
parete di palazzo d’Accursio, un nuovo albergo, “Novecento”,
di stile e di nome , ha risolto decorosamente e con garbo l’annoso
problema di avere un lato del rettangolo della Piazza diroccato e abbruttito.
Si era già migliorata la situazione a metà degli anni
’90 con l’inaugurazione della Galleria “Falcone e
Borsellino” che aveva acconsentito di fare un primo restauro di
quel brutto muro che prima chiudeva la Piazza. Un passo avanti, quindi.
Peccato che la recente ristrutturazione della Galileo veda due passi
indietro. Il suo “territorio” è stato diviso in due
settori, con pesanti corrimano in ferro brunito, già lamentati
dagli anziani e dai disabili che risiedono nelle vie d’attorno.
Una parte maggiore è diventata il parcheggio riservato della
Questura e sarà, dicono, addirittura chiusa definitivamente,
anche nel lato rimasto aperto, su via IV Novembre, da una sbarra. Un’altra
parte, più interna è oggi orribile. Vi sono stati piantati
alberi striminziti, il terriccio alle loro radici si sparge per la mancanza
di contorni allo spazio senza lastricato. Vi troneggia un grande “dehors”,
uno di quei gazebo che prolungano bar e ristoranti. Sarà anche
utile, ma sembra un vagone ferroviario, ingrandisce, appunto, un bar
ma segna, non bene, tutta l’immagine della Piazza. E, quel ch’è
peggio, una serie di cassonetti è depositata, in faccia al dehors,
proprio in mezzo alla Galileo. Fra i due settori corre una specie di
pista per auto, fra le barriere in ghisa e i fittoni. Così sistemate,
le due metà della Piazza, rappresentano due veri e propri passi
indietro nell’arredo urbano. In sostanza, si voleva far bene -forse
- e si è fatto male. Gli interessi legittimi degli esercizi commerciali
o di Istituzioni importantissime, come la Questura, non possono avere
una risposta che non tenga conto di un interesse generale alla bellezza
della città. Sono convinto che il Questore sarebbe il primo ad
essere d’accordo. Cosa si può fare, allora? In primo luogo
sostituire i cassonetti con un’Isola ecologica, cioè con
uno smaltimento dei rifiuti che non sia “a vista”. Non credo
che l’esercente accetterebbe di cambiare il ”dehors”,
che sarà costato moltissimo. Forse lo si potrebbe ingentilire
con una coloritura diversa e più allegra e con molti fiori, magari
con un contributo del Comune. Fra i divisori vanno aperti varchi per
i pedoni, in particolare disabili. Gli alberi vanno protetti meglio
e gli spazi di terra sotto di loro contornati adeguatamente. Non mi
viene in mente niente di più e di meglio. Il danno è stato
appena fatto e non pare facilmente riparabile. Peccato, perchè
si tratta di un danno, ripeto, nato da un intervento per migliorare
la condizione di un punto di Bologna importante e trascurato a lungo,
e la cosa deve fare riflettere gli amministratori comunali. Anche perchè
gli interventi sono costati 250.000 Euro. Cosa ne pensate? Avete idee
migliori?
Scrivetele a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI