Le Feste de L’Unità,
in archivio, e in vita
Fa caldo, ormai, e tornano, a Bologna un poco ovunque, le Feste dell’Unità.
A chi come me vi lavora da molti anni non è difficile dire perchè
piacciono. Si trova tutto quello che è semplice e piacevole e
nulla che sia fastidioso o ingombrante. Chi critica la spoliticizzazione
delle Feste deve comprendere che la politica vi ha trovato, da molti
lustri, una sua particolare dolcezza. In questi luoghi non occorre ridare,
si può conversare, mangiando o aspettando un dibattito, o visitando
una mostra e la politica viene da sè, senza imposizioni. Chi
invece, ma sono davvero pochissimi, ancora grida alla strumentalizzazione:
”vi fanno mangiare e intanto vi imbottiscono il cervello, quei
senzaddio!”- deve comprendere che lì non si nasconde nulla,
tutto è piacevolmente chiaro, nella mezzaluce della sera. Si
sà chi le organizza, un partito, chi vi lavora, molti ancora
sono volontari, e perchè lo si fà: per mostrare un volto
più vero, per stare con la gente, per guadagnare qualcosa. Che
male c’è? E infatti quasi tutti hanno copiato la formula.
A qualcuno riesce benino, ad altri meno. Ma le “feste”,
quelle che tutti conoscono sono sempre quelle “dell’Unità”.
Il giornale conta ancora moltissimo, e a me sta particolarmente a cuore.
Ma Unità ormai vuol dire proprio “unità”,
concordia e lavoro comune. In ogni epoca si è trovato un nuovo
motivo di attualità per le “feste”. Oggi credo sia
il seguente. Si vorrebbe fare di Bologna un ring tra avvinazzati, o
“abbirrati”, giovanotti nottambuli e maturi dormienti intolleranti.
Di questo parlano ininterrottamente le cronache cittadine. Il problema
esiste, come si usa dire. Ma c’è anche una terza via: quella
di una vita più distesa dove ci si diverte senza generare intolleranza,
o almeno ci si prova, e dove si riconosce il valore di divertirsi un
poco. Le “feste dell’Unità”, sono convinto,
possono essere un tassello di questa terza via. Come le feste dello
sport e dell’Avis, dei volontari di ogni banda e cielo. Riflettiamo.
Qui la Politica si confonde con una buona educazione, con la partecipazione
che cambia la vita, fa incontrare diversità e generazioni altrimenti
separate ed opposte. Quest’anno si è voluto dare vita ad
un nuovo progetto. E’ stato presentato, da Marina Sereni, Lino
Paganelli e Paolo Hendel, alla Festa dei Giardini Margherita, sabato
14 Maggio. I Giardini sono un ritorno dopo che tanti anni addietro era
proprio attorno al laghetto la Festa più grande, a Bologna. Si
vuole “realizzare uno strumento efficace per raccogliere, catalogare
e distribuire in forma organizzata l’esperienza delle Feste dell’Unità
come portato originale storico della sinistra italiana”. Queste
le premesse dell’Archivio storico delle Feste de L’Unità.
Sarà una cosa lunga costruirlo, servirà il ricordo di
tanti, perchè sarà un “vero e proprio contenitore
di emozioni con il quale si cercheranno di raccontare sessanta anni
di cultura e socializzazione, e, di riflesso, la storia del Partito
che ha fatto di queste Feste un vero e proprio patrimonio”. A
Bologna le feste sono da qualche anno affidate ad uno staff che un giovane,
di buoni studi e buoni principi, Luca Billi, dirige con attenzione e
sicurezza. A lui e a chi collabora con lui, e sono tanti, si deve il
reimpianto della Festa in luoghi da tempo abbandonati del centro storico
di Bologna, e l’assemblaggio di un calendario senza buchi, da
Maggio a Ottobre. E gli altri mesi? Niente paura, ecco le feste della
neve, (esisterà ancora la neve? La festa sicuramente sì)
e le tavolate autunnali e invernali. Un giorno solo, magari, magari
ma a stare insieme non si rinuncia.
Cosa ne pensate? Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI