LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Eppur si va, alla Festa!
Se cercate la Direzione della Festa dell’Unità, dalla quale vi sto scrivendo, in un orario nel quale solitamente si preferisce dormire della grossa, dovete cercare un tendone da circo: bello, bianco e rosso. A strisce, com’era la maglia del Lanerossi Vicenza.
Se poi cercate la “Casa dei pensieri”, la rassegna culturale che stiamo facendo, non c’è vigile o vigilante che possa indicarvelo. Quest’anno siamo dappertutto. Sale piccole e sale grandissime, piazze e abituri: non ci facciamo mancare nulla. I poeti di mezzeuropa, le attrici che provano ad alta voce i loro brani, i musicisti che si lasciano convincere a venire all’ultimo momento da noi, più per buona volontà e amicizia che per altro, i filosofi ottantenni e gli scrittori cinesi emergenti girano e rigirano, inseguiti dal pubblico, da uno spazio all’altro. Forse un tendone da circo è adatto come “cervello” di questa nostra avventura. Però ci divertiamo e ci sembra di essere persino simpatici. In giorni nei quali l’espressione più calorosa che il cittadino rivolge ai “politici” è: “C’at vegna un cancher !”, la Festa dell’Unità riesce a fare, anno dopo anno, il suo piccolo miracolo, a sciogliere un pò il sangue e la rabbia, come l’ampolla di San Gennaro. Anche chi non c’entra niente con i DS, anche chi manifesta eruzioni cutanee all’apparire del PD finisce per farsi coinvolgere, per dare una mano.
Forse è per questo che a fare feste così ci provano un pò tutti. Tutti gli altri. Per esempio l’UDEUR in quel di Telese. Laggiù, a vedere i tiggì, il faccione di Mastella sostituisce il nostro tendone, e il suo roteare di ciglia la nostra sarabanda di cultura e ingenuità. Chissà forse ci riuscirebbe anche Forza Italia. Con qualche innovazione tecnologica. Il raffreddamento termico incorporato nei risvolti dei “tripli petti” di Caraceni indossati dal Presidente-padrone. Data la stagione potrebbe essere utile per conservarlo fresco per lunghe serate di piano bar con l’inseparabile Apicella.
Da noi il rimedio alla calura è più semplice, basta spogliarsi fino, ma non oltre, le mitiche canotte a bretella sottile con pendant di calzino e sandalo. La moda del muratore non tramonta mai. Quest’anno è adottata da tanti di pelle diversa. Un pò come le parolacce in bolognese. La canotta affratella e poi con l’escursione termica (bastano due gocce e la notte fa freddo!!!) per il sudore non c’è migliore compagnia.
Qui, al Parco Nord, anche le “grandi firme” nazionali, i notisti di palazzo, quei giornalisti tanto più cattivi dei nostri locali, si rabboniscono un pò e dopo la miliardesima ripetizione della domanda: “E’ l’ultima Festa, vero?” la fanno finita e si mettono in coda per le tagliatelle. Tutti sanno che in fondo, per la cattiveria, è tempo di tregua. Come negli antichi carnevali. Non durerà a lungo. Lo sappiamo.
Per questo non smetteremo.

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DAVIDE FERRARI