Bologna:
una estate con gli “Extra”
Da molti anni non vado in ferie. Non per stramberia o per assoluta miseria.
Il fatto è che, da Giugno ad Agosto si concentra il lavoro di
Casadeipensieri, l’associazione di volontariato culturale che
dirigo. Bisogna preparare il Settembre letterario, da quindici anni
facciamo vaste rassegne di presentazione di libri in quel mese. Quest’anno
poi abbiamo partecipato a Be’ BolognaEstate e quindi lavoro si
è aggiunto a lavoro. Diciamo la verità: è stancante,
mi innervosisce, ma anche le gratificazioni non mancano. Dopo mesi nell’aridità
della politica i compagni diventano Leopardi e Pasolini e si vive molto
meglio. I miei giorni nel caldo della città senza cittadini mi
portano a mangiare in ristoranti cinesi, a scrivere in sale internet
nigeriane, a comprare aranciate in ortofrutta pakistani, ad assoldare
coop pulizie di filippini. Mi vesto comprando pantaloni e camicie cinesi
a meno prezzo di quanto spendo per lavare le mie.
Mentre la Tv scandisce il bollettino del terrore, da Londra a Sherm
el sheik, mentre nei bar si slegano le mille lingue dell’odio,
io vedo l’altra faccia, quella più vera, della globalizzazione
e dell’emigrazione. Vedo i servizi degli “extra”,
il loro essere senza orario, la loro lotta, seria e pacifica per la
vita, per l’avvenire delle loro famiglie. Anche per loro non ci
sono ferie e abitano la città, sudati e indaffarati, visibili,
come mai nelle altre stagioni. L’altro giorno ho spedito ad una
parrocchia avventista rumena qualche euro, con la Western Union, per
solidarietà con gli sfollati dopo la terribile alluvione che
ha colpito quel paese. La mia ricevuta, in un negozietto di via S.Gervasio,
è finita in un mucchio più alto di dieci elenchi telefonici
sovrapposti. Ho sbirciato le firme di quei mille foglietti bianco-verdi:
Sanchez, “un bacio ai figli in Equador”, Dumitru, “sono
stanca di pulizie stai bene” al marito a Kisinev, in Moldova.
Sono questi i nostri nemici? No, questi sono una spina dorsale del nostro
paese. Spesso lavorano più e meglio di noi. Questo non mi fa
dimenticare la criminalità, i problemi sociali. Non sono d’accordo
con chi predica le porte tutte aperte magari per continuare a far crollare
il costo del lavoro in Italia. Ma questi non sono nemici, sono, per
fortuna, accanto a noi. Sono persone belle. Senza di loro non solo vivremmo
peggio, ma capiremmo molto meno della vita e del mondo. Anche la ragazza
bionda che taglia oggi la mia fetta di “Cocombra” non è
della bassa, come quella della nostra giovinezza. Ha gli occhi azzurri,
un poco acquosi e le zeppe troppo alte, è di Durres, in Albania.
Come diceva Arbore, con una birra in mano, in un Carosello di qualche
anno fa? Meditate, gente, meditate.
Cosa ne pensate?
Scrivetelo a
davideferrari@yahoo.com
DAVIDE FERRARI