LA BOLOGNA CHE VOGLIAMO

Elezioni: ecco cosa è successo
Tutti parlano di un risultato inatteso per definire il voto di domenica e lunedì. In realtà la sorpresa è stata relativa. Chi conosceva le regole elettorali si rendeva conto, assai più della grande parte della pubblica opinione che aveva negato gli apparentamenti, da parte dei grandi partiti, PD e PDL, avrebbe determinato la scomparsa - dal Parlamento - di quasi tutti i partiti minori. Ha fatto scalpore il disastro della “Sinistra Arcobaleno”, ma - a ben vedere - anche Casini si è salvato per il rotto della cuffia e per il discusso serbatoio siciliano. Tutti gli altri fuori. Oggi molti dichiarano di essere sorpresi dal successo di Berlusconi. Il PD non va malaccio, ma il suo enorme sforzo di rinnovamento e di mobilitazione non gli consente di ribaltare la situazione. L’antipolitica, il rancore verso gli stranieri, la paura della criminalità, la sfiducia verso il sindacato, considerato incapace di garantire un recupero salariale e infine un meno diffuso, ma presente antieuropeismo, a causa del raddoppio dei prezzi post euro: tutti questi, e solo questi sono stati i temi di cui si è veramente discusso, tra la gente, fuori dai palazzi, nei bar, negli autobus. Nessuno di questi “argomenti” portava a sinistra o verso il centrosinistra. Tutti portavano verso l’opposto: partiti caratterizzati dalla volontà di soffiare sul fuoco delle paure. E poi ha pesato una diffusa opinione negativa sul Governo Prodi considerato, comunque lontano dal comprendere le preoccupazioni della gente. Veltroni ha lavorato molto. Tuttavia via via che si andavano snocciolando i giorni e gli episodi della campagna elettorale è apparsa l’impossibilità di prevalere e si è cominciato a parlare, un po’ confusamente di pareggio al Senato e di ingovernabilità. E adesso, che fare? C’è chi ha capito già tutto e ci intima di non preoccuparci. Il sistema politico è finalmente anglosassone! Peccato che i “Britanni” siano i bardi dell’eroico stalliere, statisti alla Calderoli o alla Lombardo, teorici della società delle corporazioni come il redivivo Tremonti. E poi sempre lui: il Cavaliere. È stato giusto evitare ogni rissa verbale, parlare di sé stessi e non delle malefatte di lui. Bisogna ragionare alla svelta, confermare ciò che di buono il PD ha cominciato a fare, modernizzazione, primarie, capacità di parlare con tutti. Bisogna tuttavia con altrettanta forza e urgenza saper sterzare. Non so se bisogna tornare ad essere un po’ più di sinistra. Oppure, per dir così, un po’ più aggressivi. Certamente bisogna diventare più “popolari”. Due esempi, solo apparentemente opposti: se il popolo italiano è inquieto, non solo per la delinquenza importata, ma per il fatto in sé e una immigrazione che comporta, in ogni città, presenza a due cifre nella percentuale degli abitanti per più nazioni, talvolta di colore e tradizioni culturali opposte, ebbene, questo è un segno di razzismo, ma non si può ignorare. Altro esempio se è vero che le famiglie di fatto sono il 60% delle nuove convivenze, non c’è, con tutto il rispetto, Binetti che tenga. Bisogna parlare a queste famiglie, bisogna rappresentarle.
Scrivete a davideferrari@yahoo.com
Leggete, se volete, tutti gli articoli di questa rubrica nel sito www.davideferrari.org

DAVIDE FERRARI